Gradiva Publications 2025
traduzioni di Kathrine Fidorra, Moira Egan, Damiano Abeni, Irene Sabetta
prefazione di Plinio Perilli
Dalla prefazione:
[…] virtù indubbia di questi semplici ma preziosi versi, è d’essere riusciti a mediare, a tradurre (nell’etimologia di trans-dūcere, di condurre oltre, trasportare al di là) la modernità, verso un approdo che sia insieme virtuale e fenomenologico. “Benedetta sia la chiavetta,” ad esempio, è la constatazione che perfino i ricordi, affidati ad un semplice “frammento di plastica,” per paradosso si riqualificano, si corroborano, nascono e quasi si ripensano come per una seconda volta.
Dentro quel frammento di plastica
c’è tutta la vita, la virtuale insieme alla vera,
ora smarrita o finita in mano a chi
tutto ciò non dirà niente.
Monica Martinelli sciorina Spazio e Tempo, Sguardo e perciò stesso Sentire. “Essere è percepire” era sentenza, equazione filosofica di certi lucidi ed empiristi filosofi inglesi (Berkeley su tutti: Esse est percipi)… Ma Lei che è assolutamente moderna, ripensa sia i gesti che le cose, sia l’emozione che la rappresentazione. Allora, tutto torna e si somma: “La fine dell’estate” che “cambia i colori del cielo”… “L’imprevisto di un tuffo/ o l’attesa di una carezza”… Trattenere il tempo dunque è già, insieme, sia vivere che fare Poesia. Ed al contempo, questo tempo, controllarlo, trattenerlo, ammansirlo:
Lui sta con te e non contro di te.
Sii felice per questo tempo che il tempo ti regala,
per la luce che illumina i tuoi giorni
prima che le giornate si accorcino
e il buio sovrasti la luce.
Adorabilmente lo sguardo s’inclina, e nei versi sapienti e volitivi di Monica, si riesce come a ritrovare la notte esatta dell’emozione, sottesa a un mirabile equilibrio tra cielo e terra, speranza e dolore, luna e sole; amore che è dedizione ma anche stupore per la sua continua ricerca, e necessità, ritualità. “Rinnovarsi è persistere/ vorticare di atomi indefiniti.”
Prendersi per mano è proteggersi dal mondo
unire due paure o due destini
per non correre da soli o solo per appiglio d’aria,
contrappeso al vento.
Raramente, nella poesia contemporanea, si allineano e convergono così a puntino dolcezza e fermezza, raziocinio e afflato, insomma mirabile e caparbia deriva emotiva: Il sorriso velato della nostalgia per l’attesa di ciò che rimane, quando guardarsi significa salvarsi. E quando per fortuna non ha più senso definirsi sperimentale o post-ermetico, o qualsiasi altra etichetta sterile… La sua poesia è bella – queste, lo sono – perché fermano l’equilibrio giudizioso eppure impertinente tra spazio e tempo, perfino il gioco severo dello sguardo. Sacrosanti equilibri ossimorici… “Sazia di tempo e di forma/ mi costringo a seguirti,/ inutile calamita del cielo.”
L’abitudine degli occhi diventa così la nostra – la sua – fantasia più accesa e lungimirante, abbacinata di sereno così come un cielo fin troppo azzurro… Le nuvole, le ombre galoppanti… Ma quella è l’anima dispiegata, impennata!
Alla poesia servono entrambe: ombra/luce… Trattenere il tempo è liberare o ammaestrare la luce.
Ma anche l’eclissi mentre oscura passa veloce
come tutte le cose di questo mondo.
Plinio Perilli
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Immagini radiose, già consapevoli della propria dissolvenza, in Monica Martinelli (Taming Time, Gradiva Publications 2025) celebrano sommessamente affetti e incanti, nel lucido sentore dell’umana caducità. I cieli gravidi sono limiti pensosi nell’aria immota, quasi attonita della sua stessa quiete. Una luce pudica, renitente all’aperto splendore, è la sospensione in cui la vita stessa si rivela come tregua incerta.
Nel lento divenire del tempo, dispersioni si ricompongono in segrete figure e geometrie: teorie di ricordi, assolti dal peso del mondo. Unico luogo abitabile, il presente: scenografia cosmica del transito: condizione costitutiva, cui far fronte con cuore lieve. Pure, fermo all’origine: la madre archetipica, di grazia perenne, e bontà inesausta, dal soave sorriso.
La luce, eccedendo ogni misura, si frange in vibrazioni che lo sguardo finisce per accogliere, aprendosi alla rivelazione dell’intima e fragile architettura del vivente, dove la materia pare meditare sé stessa.
Il crepuscolo è simbolo di quest’incantata esitazione, finché la notte viene a sigillare il cielo in oscure compattezze; il corpo, imperfetto dispositivo franante, cede calore, si lascia disciogliere nella cortesia del dono: struggimento incantevole della creatura improtetta, inconsolata; che si ritrae in una muta, assorta contemplazione, placandosi nella propria inermità.
In queste poesie di Monica Martinelli la percezione sfiora il pensiero e lo oltrepassa, senza mai irrigidirsi a nozione, ad asserzione. Grazie alla sua purezza di visione, la poetessa consegna un atto lirico delicato e verticale, in cui la precarietà duole e canta limpidamente la sua quieta, incantevole elegia.







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Monica Martinelli è nata a Roma, dove vive e lavora. Si è laureata in Letteratura italiana, e dopo aver conseguito un Master in Studi Europei e un dottorato sui rapporti tra Cina e Unione Europea, ha sempre proseguito studi e ricerche in ambito letterario. È stata redattrice della rivista letteraria “I fiori del male” ed è stata membro della giuria del premio internazionale di poesia “Don Luigi Di Liegro”.
Ha scritto articoli e recensioni per la “Rassegna di letteratura italiana”, diverse sue poesie sono apparse negli ultimi anni su riviste come “Poeti e Poesia” di Elio Pecora, “Poesia” di Nicola Crocetti, “Orizzonti”.
Le sue opere sono apparse su vari blog e antologie, in raccolte poetiche collettive e in riviste letterarie online e cartacee, e sono state tradotte in inglese, francese e serbo.
Ha pubblicato: Poesie e ombre (Tracce 2009), con prefazione di Walter Mauro; Alterni presagi (Altrimedia Edizioni 2011), con prefazione di Plinio Perilli; L’abitudine degli occhi (Passigli 2015), con prefazione di Davide Rondoni; il presente volume Taming Time, raccolta di poesie bilingue italiano-inglese, con prefazione di Plinio Perilli. Tra i riconoscimenti ottenuti, il premio “La Città dei Sassi” di Matera per la poesia inedita.

