Georg Trakl tradotto da Anna Maria Curci

Marco Saya Edizioni
collana La Costante di Fidia, diretta da Sonia Caporossi

prefazione di Paola Del Zoppo
postfazione di Massimo Morasso

Dall’introduzione di Anna Maria Curci:

Tradurre Georg Trakl e, ancor prima, percorrerne i testi, esplorandoli, auscultandoli oppure, semplicemente, la sciandosi scuotere profondamente o repentinamente in chiodare dalle rivelazioni combinatorie di presenze e toni cromatici così come dalle densissime concatenazioni sonore, significa sperimentare, tornare a scoprire l’irriducibilità anche dolorosa della poesia, la sua prodigiosa e affascinante resistenza a ogni tentativo di spiegarne vie centrali e sentieri secondari, di trasportarne compiutamente lettera e senso. Allo stesso tempo, è altrettanto prodigioso, stupefacente perfino, constatare come i versi di Georg Trakl siano in grado di suscitare consonanze nella scrittura di autrici e autori che si sono avvicendati, dalla generazione immediatamente successiva alla sua fino a oggi.
Andare incontro alla poesia di Trakl, lasciarsi attraversare, percuotere, illuminare da essa: tutto ciò mette in moto procedimenti e processi di varia natura. È, la sua, una poesia universale e dinamica, per dirla con i pensieri e lo spirito poetico di due voci ‘maestre’ per Trakl, quella di Hölderlin e quella di Novalis. Superato lo sgomento dinanzi all’irriducibile bellezza, all’audace sublime, alla distanza tra gli estremi, sommo e intimo, sulla linea verticale per corsa dall’espressione, ciò che rimane non è il mutismo, bensì un cambiamento profondo provocato non solo dalla consonanza alla quale si è poc’anzi accennato, ma altresì dal pungolo a indagare le ragioni di una forza che non si esaurisce.
[…] L’itinerario dei testi qui proposti, raccolti con il titolo Anima azzurra, vagare oscuro, un verso tratto da Anima dell’autunno (p. 58 e 59), abbraccia anni di indagine sulla poesia dell’autore austriaco. La scelta, che comprende anche testi che provengono dal lascito di Georg Trakl, annovera componimenti in rima e in versi liberi, sonetti, poesie articolate in più strofe oppure consistenti in una sola strofa.
[…] Ogni traduzione porta con sé (accanto alla resa come sconfitta, seppur parziale, data dal sentimento di perdita di questo o quell’aspetto del ‘corpo sonoro’ della poesia originale che si avverte come trascurato, ‘sacrificato’ nella soluzione adottata) anche il frutto di una ricezione del testo di partenza che diventa, a sua volta, creazione poetica.

Anna Maria Curci

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Dalla prefazione di Paola Del Zoppo:

Diversamente dalla maggior parte dei poeti moderni, Georg Trakl non ci ha lasciato riflessioni estetiche che diano indicazioni ermeneutiche stringenti e, a ben vedere, questa affermazione vale anche per la sua attività critica (alcune recensioni e poche frasi sulla poesia, oltre a una serie di riflessioni sparse nella corrispondenza). Non resta dunque all’esegeta che operare nei testi e sui testi, riconoscendo il riflesso del pensiero solo nella sua forma già lirica. Eppure, la riconoscibilità della voce poetica rende alle poesie una profondità poetologica che va oltre ogni possibile trattato.
[…] L’immediatezza dei suoi versi rende l’atto di immersione nel sacro lago della poesia una scelta aperta per tutti e oltre il tempo e, in un tempo buio come quello che viviamo, è una promessa di rinnovamento per chi ha la sincerità di non cercare solo il riflesso di sé nei versi, ma di aprirsi all’ascolto del mondo.

Paola Del Zoppo

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La versione di Georg Trakl di Anna Maria Curci, Anima azzurra, vagare oscuro, nel confronto con le ormai classiche prove di Ida Porena (Einaudi, 1979) e Leone Traverso (Cederna, 1949; ora Giometti & Antonello), mostra una più marcata aderenza sintattico-immaginale al tedesco, accompagnata da una riduzione della parafrasi esplicativa.
Minore è la tendenza alla normalizzazione del senso: Curci rinuncia a sciogliere i nessi più oscuri o a linearizzare il dettato italiano, serbandone la giustapposizione originaria e, sovente, l’opacità espressiva.
Emblematico, in Al fanciullo Elis: “oscuro divinare il volo degli uccelli” per dunkle Deutung des Vogelflugs: soluzione che evita la resa piana (“oscura interpretazione”) e conserva una forte concentrazione, quasi oracolare, del senso. Analogamente, “antro nero è il nostro silenzio” restituisce la struttura copulativa aspra e lapidaria di Eine schwarze Höhle ist unser Schweigen, senza attenuarne l’incisività.
Se Porena e Traverso inscrivono Trakl entro una più riconoscibile cantabilità lirica, Curci evita ogni patina letteraria superflua e privilegia una tessitura più corporea e scabra.
Si veda: “roveto” per Dornenbusch (più biblicamente risonante di un generico “cespuglio spinoso”); oppure “si acceca piano / lo specchio del laghetto” per blindet sacht der Weiherspiegel: soluzione forte, che conserva il verbo dinamico invece di neutralizzarlo; ancora: “ci inerpichiamo noi lancette cieche verso mezzanotte” in Untergang, dove “inerpichiamo” ha una durezza visiva e cinetica patente.
La resa di Curci, priva di compiacimenti arcaicizzanti o preziosistici, appare una prova encomiabile, che restituisce appieno la tensione visionaria e la densità figurale di Trakl, custodendone al contempo ambiguità grammaticale e compattezza espressiva, con sensibile fedeltà.

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Georg Trakl (Salisburgo, 3 febbraio 1887 – Cracovia, 3 novembre 1914) è tra le figure più alte della poesia di lingua tedesca del primo Novecento, comunemente associato all’Espressionismo. Nato in una famiglia borghese, studiò farmacia e lavorò come farmacista, esperienza che si intrecciò precocemente con una dipendenza da sostanze. La sua opera, composta soprattutto negli ultimi anni, si concentra in raccolte come Gedichte (1913) e Sebastian im Traum (1915, postuma), segnate da una lingua rarefatta, simbolica e fortemente musicale. La sua poesia elabora visioni di dissoluzione, colpa e silenzio, in paesaggi interiori spesso crepuscolari, con una forte tensione etica e metafisica. Arruolato come ufficiale sanitario durante la Prima guerra mondiale, visse il trauma della battaglia di Grodek, che segnò profondamente la sua scrittura. Morì poco dopo a Cracovia, per un’overdose di cocaina, lasciando un corpus breve ma di eccezionale intensità, destinato a influenzare profondamente la lirica europea del Novecento.

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Anna Maria Curci è nata a Roma, dove vive e insegna lingua e letteratura tedesca in un liceo statale. È nella redazione della rivista “Periferie”, diretta da Vincenzo Luciani e Manuel Cohen; per il sito “Ticonzero” di PierLuigi Albini ha ideato e cura la rubrica “Il cielo indiviso”. Ha tradotto, tra l’altro, poesie di Lutz Seiler (La domenica pensavo a Dio/ Sonntags dachte ich an Gott, Del Vecchio 2012), di Hilde Domin (Il coltello che ricorda, Del Vecchio 2016) e i romanzi Johanna (Del Vecchio 2014) e Pigafetta (Del Vecchio 2021) di Felicitas Hoppe.
Ha pubblicato i volumi di poesia Inciampi e marcapiano (LietoColle 2011), Nuove nomenclature e altre poesie (L’arcolaio 2015), Nei giorni per versi (Arcipelago itaca 2019), Opera incerta (L’arcolaio 2020), Insorte (Il Convivio 2022).