ilglomerulodisale 2026
Prefazione di Davide Rondoni
Disegni di Gian Guido Grassi
Dalla prefazione:
[…] La poesia non risolve i drammi sperimentati nello spazio-tempo. Fossati ha il merito, in questa epoca di tanta poesia banale, di non piegare la difficile arte della parola a scialbo medicamento sentimentale o, peggio, a petit morceau du Paradis. Fossati non chiede alla poesia nessuna cura, e potrebbe sembrare un paradosso, avendo lui come pochi altri, anche tra queste pagine, dato voce al disagio più duro e inspiegabile. Per lui la poesia resta e diventa sempre di più a ogni passo un atto di nuova conoscenza. Non una pacificata gnosi di cui bearsi, ma la riapertura continua del Possibile, che è la categoria più alta e aperta (Montale docet) per guardare la Natura del vivente, compresi sé stessi e il proprio scassinato cuore.
Lo spazio-tempo che la sua voce crea, o meglio reperisce, è quel che Czesław Miłosz chiamava “il retro dell’arazzo”, la parte altra dell’ordito e del tessuto che vediamo e sperimentiamo. Ne viene anche questo stile che potrebbe sembrare smozzicato e, al pari di altre forme sperimentali, violento, se non astuto con la sintassi e la consecutio temporum. Invece qui lo stile è la cosa, ovvero è fatto di sospensioni, di slanci, di fratture, e il tutto è governato con la mano da grande scrittore, in un concerto di pieni e vuoti, di mormorazioni e precipizi, e non è un esercizio sperimentale. O meglio, lo è ma nel senso profondo e perpetuo del termine: non è volto a un effetto immediato, ma sono i movimenti dello scavo (o della danza) necessari a giungere a questo spazio-tempo, che, ripeto, non è frutto di proiezioni mentali o di giochi verbali, bensì è custodito nelle regioni profonde della vita.
Davide Rondoni
Pare esserci, in queste poesie, un’etica dell’amare che rifugge l’istinto di appropriazione: il poeta delinea ogni diletta presenza con tratti delicatissimi e preziosi, accompagnandone i necessari congedi con spirito di pura custodia: fino a lambire una trasparenza di sé che trascende la ferialità, ed elegge, del proprio sentire, ricordare, desiderare, la forma meno ovvia e grossolana, la più elevata. Precisamente da questo gesto di rinuncia nasce la meravigliosa attitudine di Fossati alla benedizione, espressa con un linguaggio affettivo nobile e tutelare; mentre la separazione viene assunta come forma estrema di fedeltà. Ne risulta una poesia di rara castità elegiaca, in cui voler bene significa lasciare intatto nell’altro il mistero della sua destinazione: non detenerne la presenza, bensì consacrare al suo futuro, invocato come radioso, ciò che, nella creatura cara, eccede ogni governo.
Una rara musicalità incorona la grazia di quest’opera, movimenti giusti, leali al respiro. Il patto della luce infinita che sigilla l’enigma di una rosa. Fossati canta con coraggio la subitanea “dolcezza di esistere”, persevera nei “grani di luce” che lui stesso rifonda, col suo dire. Quando la buona poesia illumina la memoria onorandola, e fa dell’amore il posto giusto dove restare.
*
Da Visita inattesa, ilglomerulodisale 2026
Sarà il cuore tuo
perso nel sonno dell’inverno
arso di lacrime, forse
ma non di pena.
Al lume consumato
che per un soffio muore
in una notte sola
la nostra partenza
prepareremo.
18 dicembre 1992
*
La rosa del compleanno
Così è stato, così doveva…
La morsa dell’angelo
dal buio, dal gelo verso i nostri giardini
7 maggio, 1968
lui la porge nell’ombra
invisibile, alto
dietro tende blu-gonfie
la rosa del compleanno.
Dove siete, dove andate?
Vento forte sui lumi, sui campi,
avrò sempre nostalgia del mai
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………………………………
Oh madre,
quella rosa del compleanno tu sei
a ogni passo lei ti eterna,
ti contiene…
Ora ti separa
la pioggia,
al primo autunno la stanza si dissolve.
È stato giusto, o fu voluto,
ma l’angelo ti precede
ora, ti tiene, ti circonda –
inaccessibile tu,
o come luce infinita in quella rosa.
*
Visita inattesa
Non importa se qui, all’alba
la pioggia non finisce ancora.
E non importa se la luce al risveglio
non è piena
ma soltanto illusione,
nostalgia di primavera –
Perché l’ombra di P.G. è tornata a visitarmi
sul profilo del lago, in mezzo ad alberi nudi.
Sotto stelle contrarie si consumò l’addio,
prima di salutarsi, di incamminarsi…
Ma la ragazza, lei soltanto
ti riporta l’armonia delle sfere
e dopo cena, mentre passa accanto
di colpo è tenerezza
d’improvviso è la dolcezza di esistere.
Per questo, proprio ora ti chiedo:
cosa mai mi stai portando in dono
dalle ore infinite a decifrare il buio?
Non andartene adesso
parliamo ancora un poco di quel mondo
ora sospeso, sulla conca sul vuoto
quel mondo che si è chiuso, e non è stato,
ma per noi si preparava bellissimo.

*
Chissà, da ogni vita passata
chi persevera nei grani di luce?
Nei tuoi occhi, nel tuo restare.
Il breve viaggio, il solito da anni,
chissà – come è dolce –
sembra oggi questo treno più leggero…
Da qui ti culleranno
fino all’ultimo giorno
ti consoleranno,
proprio adesso che la gioia è il tuo respiro.
E tanti punti avrai unito, tante cose compreso…
Da mille crepe nel buio è sgorgata questa vita;
è stata questa soltanto,
è stata tua meraviglia.
……………………………
……………………………
*
Ma proprio ora dal lungolago
visione di lontane adolescenti.
Dal marciapiede soleggiato, mi accoglie la breve pista
risplende il ghiaccio;
poi la gola si contrae
per un istante
che vi preservi questo anno, e ogni anno a venire
Feliz Navidad a voi sui pattini d’oro…
Ma scomponetevi ora,
prendete il largo
da una sponda all’altra
vi custodiscano
gli angeli
più non vi turbi il dolore.
*

Valentino Fossati (Genova 1974) si è laureato all’Università di Bologna con una tesi sulle antologie di poesia italiana (relatore Alberto Bertoni). Ha collaborato, tra il 1997 e il 2000, con il Centro di poesia contemporanea della medesima università. Ha al suo attivo studi critici, saggi e curatele tra cui Leopardi nelle prose e nei versi (Garzanti 1998), con Davide Rondoni; Pasolini e la letteratura dell’impegno (Laterza 1999); Accademico di nessuna accademia (Marietti 2010) con Guido Monti. In poesia ha pubblicato: Gli allarmi delle stelle (Marietti 2007, Premio Città dell’Aquila “Laudomia Bonanni”; Premio “Orta San Giulio” migliore opera prima), La gioia (Ladolfi 2014, prefazione di Gianfranco Lauretano), Inverno (CartaCanta 2016, prefazione di Massimo Morasso). Nel 2018 viene pubblicata la revisione integrale de Gli allarmi delle stelle (CartaCanta2018, Premio Prato Poesia 2020). Per il teatro ha scritto Quel grido dell’altra notte (2005) e Alba infinita (2008) interpretato da Franco Branciaroli. In prosa , con CartaCanta pubblica nel 2022 Il sogno. Nel 2024, nuovamente in poesia, pubblica Perché saranno neve (PeQuod).

