POESIA EDIZIONI 2026
collana Poesia Mundi a cura di Simona Volpe


prefazione di David La Mantia
postfazione di Pietro Romano

Dalla prefazione: La trama del vivere. Di Macramè e di altri nodi

La raccolta poetica Macramè di Alba Gnazi si presenta come un’opera particolare, in grado di gemellare una fragilità interiore, uno sbriciolarsi di sentire, a momenti di grande intensità emotiva e stilistica. È, infine, una dichiarazione di polifonia.
[…] Come scrive l’autrice stessa nella sua nota all’ opera: “La lavorazione del macramè si basa sull’intreccio dei fili a nodo che, senza l’utilizzo di strumenti, quali aghi e uncinetti, trasforma una semplice lavorazione artigianale in manifatture particolari”.
Ecco. La lettura delle liriche ci offre un percorso elegante, di scelte raffinate, di sottili citazioni o meglio ancora di evocazioni, di richiami indiretti ai classici, che si ricompone quasi da solo nella memoria del lettore, prendendo il via da singoli lemmi quotidiani e creando un insieme classicheggiante, anche fonicamente, ma non privo di variatio.
[…] Il linguaggio di Gnazi è evocativo e profondamente simbolico, con un lessico semplice, eppure qua e là ricercato, prezioso. Lo accompagna una sintassi che alterna momenti di fluidità a pause riflessive, creando un ritmo che rispecchia il movimento interiore dell’animo umano. Con al centro la forza salvifica della poesia.
[…] La struttura in sezioni – Trame, Orditi, Intrecci, Fili e Nodi – non è un vezzo formale, bensì la dichiarazione di un metodo. Gnazi costruisce la sua poesia come si costruisce un tessuto, alternando immagini naturali (mare, vento, foglie, neve, ciclamini, passeri), a piccoli gesti (aprire una finestra, scostare capelli, sollevare un figlio), memorie e affetti (la figlia, il padre, la madre, gli amori, i luoghi) a soglie temporali (alba, sera, inverno, ottobre). Il risultato è una poesia che non procede per sentenze roboanti, ma per accumulo, per stratificazione, come se ogni testo fosse un filo che aggiunge tensione, direzione, densità.
[…] In Macramè il corpo è continuamente attraversato: dal vento, dalla pioggia, dal ricordo, dal sonno, dall’amore. È un corpo fragile che sente, che teme, che si lascia ferire, che si lascia salvare.

David La Mantia

*

Dalla postfazione: Per chi tace e attende o rovina: il lume dell’immanenza nella poesia di Alba Gnazi

La poesia come opera di tessitura e momentum di integrazione nell’esperienza percettiva degli aspetti minuti del reale in quanto parti del tutto: in Macramè la voce di Gnazi è l’uncinetto con cui sono ricamati sentieri, vissuti, memorie e immagini, mentre l’inchiostro è l’ago che con pazienza congiunge i fili e snoda le matasse. Lo sguardo poetico ora salda, ora scioglie l’intreccio.
[…] È il respiro dell’io poetico che vive e ridisegna immagini e memorie spesso separandole dalla loro essenza di realtà per sublimarle in una dimensione poetica, atta a cogliere la vitalità riconoscibile nell’immanenza e nel dettaglio minuto. La lingua sembra, di memoria in memoria, chiedere asilo e “cadere scricchiolando” a fine verso, dove pare avvertirsi una certa tensione a ricomporre il ritmo appena spezzatosi.
[…] Lo spazio coincide con una temporalità disparsa in memorie e affetti. I dettagli sono finemente psicologizzati, la natura delle cose sembra custodire qualcosa di illusorio che lo sguardo è chiamato a elevare poeticamente, non importa sia esso doloroso o foriero di gioia.
[…] Ogni cosa chiama a sé poesia e prefigura nuovi orditi, nuove trame, da sondare e cucire con perseveranza, per chi tace e attende o rovina: “Fra i cardini del buio; ombra/ non esiste/ né sui greti dell’acqua trafitti/ da torpore misto fango, / nel cosparso bianco lume/ di minutissima grandine/ che cade scricchiolando/ e ferisce gli occhi e il clivo/ e appanna ogni verso pronto/ prima che un verbo, una voce/ o uno schianto/ arruolino la luce/ o ne dissipino il ritorno”.

Pietro Romano

Pierre-Auguste Renoir, Il giardino di rose a Wargemont, 1879

*

Da: Macramè, POESIA EDIZIONI 2026

VERRANNO FOGLIE COME ISOLE

La terra qui inizia da una trafittura,
una partitura per gli occhi e il respiro;
luce, verde, luce,
e prima che la pioggia

Verranno foglie come isole
cresceranno nell’aria
tra spore e crisalidi,
nel fondo caldo dell’inverno
dove il bulbo sveste il suo nero

anche il silenzio avrà una forma,
cercherà asilo
nel tepore latteo di una ninnananna

sarà un nodo d’acqua
sulle vertebre dell’alba.

*

IL GESTO

C’è un gesto che ha il giorno
di migrare al brillio,
un inizio aggrappato a una voce,
un brusio minerale
che dal sonno alla veglia poi induce
e raccoglie in viso e in palmo
quel sogno sbriciolato e malfermo,
mentre al fischio del treno
altra vita s’attorcia a plotoni di luce
e ancora chiama per nome
il gesto di essere al mondo
che hanno tutte le cose.

*

QUESTA SERA

Prende la testa fra le mani, questa sera
scesa nuda dalle nuvole
coi ricordi che si infilano
tra un clacson e una luna,
un’indolenza lene, una gioia obliqua e strana

sembrano scorciatoie per le ore più dense
sopra file di facce, incroci e vite lente
un farsi forza con dentro il proprio nome,
convincersi ancora di essere
un possibile altrove.

*

PARI ALL’ACQUA

Vengo qua, ed è come se mai
me ne andassi la casa le mura
le pentole storte le ossa scaldate
dai bigi violetti, il vento sulle cime
strinate dai geli e ciò che pencola
inverno rasomuro dove aironi portano
zampi di paglie insecchite e strida
per veglie diurne, le scale spogliate
dal refluo che sverna goccia a goccia
tra sete e quiete
la scia ambrata del crepuscolo
e in basso
le voci di ritorno di nodose nostalgie,
un tictac feroce tra ronzii calendariati
che ancora innestano febbraio in contrombra

      posso farmi pari all’acqua
      e scivolare a braccia in su
      dove non vedo

*

ORA, SE

Prima di, ora che.
Ora, se

      Se cauta e indolore già l’estate
      curva brume e sfiacca i rossi
      dai tramonti. Se dal corpo e dal muro
      si stacca l’arsura dei giorni. Se sul collo
      un dito gobbo di frescura quasi spaventa.
      Se c’è ancora chi inventa – ah, sovrano sognare
      comete di soppiatto in cima ai mondi,
      e coni gelato gusto fragola
      tra i denti.

Se non fosse già un’orbita, un solco, una vertigine.
Se ancora virgineo e nuovissimo.
Se non fosse un lungo cadere.

*

ROSAMARE

Ti nasconde una poesia
tra bocca e ventre
per sole dita, solo odore
un fraseggio salso di brume

    Rosamare

*

Alba Gnazi è nata e risiede nella provincia di Roma.
Laureata il Filologia Moderna, insegna nella scuola pubblica. In poesia ha pubblicato: Luccicanze (Cicorivolta Editore 2015, prefazione di Antonino Caponnetto), Verdemare. Cronologia inversa di un andare (La Vita Felice 2018), In quel minimo che cade (Il Convivio Editore 2021, postfazione di Franca Alaimo), Sopravvivenza in acqua (Arcipelago itaca Edizioni 2025).
Sue poesie, interviste, racconti, traduzioni, recensioni sono presenti in diverse riviste, lit-blog, antologie.