Tipheret Edizioni 2026


con un saggio di Maria Laura Valente
illustrazioni interne e di copertina di Mirko Andreoli


“Il lettore non è spettatore, ma operatore chiamato a compiere il rito”, afferma Maria laura Valente nel saggio “Per Speculum in Aenigmate. Ontologia dei Varchi Simbolici ed Ermeneusi dei Riti Trasmutazionali nell’Enchiridion di Diego Riccobene”, che accompagna il lavoro: è infatti nella materia stessa della lingua, aspra, obliqua e talvolta volutamente perturbante, che il passaggio cerimoniale sembra compiersi. Nei versi di quest’opera peculiare, che si dispone come “grimorio mistico, formulario iniziatico, cifrario alchemico”, l’urto, il collasso, il morso e lo scioglimento incarnano in sé medesimi la trasmutazione, ne costituiscono la dinamica interna: la parola, come organismo vivente, deve patire un’intima frattura per liberare l’ulteriore. L’“orecchio cornucopia” e le “due laringi verdipietra” sono locuzioni che recano sensazione e significato modulando il corpo, integrandolo nel proprio enigma. Il “collasso”, lo “sciogliere”, il “mordere” sono movimenti inscritti nel dettato, oltre che visioni da decifrare.
Parola-vettore, traslativa, che procedendo per urti, scarti e torsioni, si fa audace avamposto di territori inesplorati, qualcosa di affilato e igneo che risolutamente incede.
Se, “la parola è sostanza sacramentale, emblema sapienziale, metallo alchemico” (Valente), così, nell’incipit, il tremore che sale alla bocca, la brina che “piagnucola” dall’orecchio e quel collasso che, scendendo obliquo, conduce al “proscioglimento”, sembrano mettere in scena la materia che si sfa per darsi a nuove forme; in pariglia con una parola viva, inquieta, sottoposta a pressione e mutamento, fino a lasciar intravedere cifrate folgori di senso nelle proprie stesse incrinature.

Edward Weston, Johnny, 1944

*

Dall’incipit

Sento tremore in bocca, l’incompiuto
Dell’infera tensione, sento
Piagnucolare brina dall’orecchio,

L’orecchio cornucopia, il ricco
Dispensatore del giusto collasso
Che si concede e sta scendendo

Se mentre scende tutt’affatto obliquo
Ne cava il mio proscioglimento,
Un peso che m’eccede pur che adesso

Degni il collasso rimordendo
Il morto – e lo riscatti, sempre in tempo.


*

Dalla sezione II

L’urto duro schiostra il verno
Dalle due laringi verdipietra;
È il piancito per l’ortodossia,
L’hai voluto sciogliere davanti
al Mezzodiscinto.

Imparavi il cenno ma non la querela,
Stavi prono uscendo ed accudivi
Quale lingua mordere.

*

Dalla sezione IV

Scurrilità baciarti e poi recedere
Per ibridare l’iniziato,
Il lino e le corone in meliloto;
Finta sporgenza, l’Orsa che succede

Dal cielo sciolto della tua nascenza.

Illustrazione di Mirko Andreoli

*

Diego Riccobene (Alba, 1981) vive e lavora in provincia di Cuneo. Laureato in Filologia moderna presso l’Università degli Studi di Torino, è poeta, docente, musicista. I suoi studi spaziano dalla poesia manierista/barocca ai testi esoterici e iniziatici. Scritti dell’autore sono apparsi su antologie, webzine e testate.
Nell’ambito della collana La costante di Fidia, diretta da Sonia Caporossi per Marco Saya Editore, ha contribuito alla realizzazione delle seguenti opere: Ciro di Pers, Di mia vita i neri stami (2024); Arrigo Boito, Re Orso e altre poesie (2025).
Le sue pubblicazioni di poesia sono Ballate nere (Italic Pequod, 2021), Synagoga (Fallone, 2023), Larvae (Arcipelago itaca, 2023), Enchiridion (Tipheret Edizioni), 2026.