Fotografia di Stefano Lucente

Firenze Libri 2026

collana Fuori Stagione
prefazione di Valerio Grutt


Paul Caponigro, Glencar Falls, Ireland, 1967



«Lasciati andare alla visione,
non chiederti se tre monete siano
argini, né se la coda stellata
sia l’occhio di quest’acero rosso.

Darai le chiavi alla vela che piange
ti solleverai su un ventilabro
come l’ombra che spettina il gabbiano.
Prendi per la gonna Ériu1 del cielo
                – l’isola scommetterà le sue stagioni.»

*

Gli Alburni2 segnano l’ingresso
nella terra in cui m’immergo
radice – fino a scucirmi le mani
non unghie ma tuberi e semi.

La luce che ci crocifigge
esplode su foglie vacillanti
attraversa ponti e autostrade

 – si annulla la sospensione sul mare
duemilaottocentosette chilometri a nord.

Il gheppio canta.

*

La luna crescente che indosso
falcia la nebbia ocra
cantano gli alberi nel porto
m’avvolge la gonna nera di libeccio

ti copro con bandiere
per la prossima guerra
hai ossa e foglie pronte all’inverno.

Il fiume si stende
come una larga vacca bianca
indolente da Meath3 all’oceano
affondiamo il viso dentro ogni ramo
tessiamo sindoni senza dio.4

*

Crescono fiori col tuo nome
fili rossi che rivestono le nuvole.
Il lago si fa mantello
verde di foglie e muschio.

Ci solleviamo su ossi di orso
portiamo al collo gioielli di unghie
un vuoto si apre nel plesso solare
– falla scavata negli anni
coltello che mangia le giunture.

Si intonano nenie nelle case
si risvegliano trecce di luce
pioverà ancora sul giardino
grandine di sale.

*

Un intero bestiario
è venuto a visitarmi
coro di zanne e artigli
palpebre di mimosa
– ne pianto radici
in terra indigena.

Ho abitato altre mani
prima delle mie
sono stata l’arpa incandescente
la spilla d’oro della conquista

ora partorisco
con labbra di felce
tutte le cose
cui riesco a dare un nome.

*

Sabrina Tolve (Potenza, 1984) è una poeta e traduttrice italiana residente in Irlanda. Il suo lavoro esplora i temi dell’eredità familiare, della memoria, delle radici e del corpo come archivio emotivo. Ha pubblicato il suo primo libro di poesie Alchimie interiori (Edizioni Ermes, 2000) a soli quindici anni. Da allora è stata pubblicata in italiano e in inglese su riviste e progetti collettivi. Nell’estate del 2025 è stata tra i fondatori dei due collettivi poetici Sincronie ~ poesia itinerante e La Lenza, con i quali si occupa di divulgazione e formazione poetica. Tulca, dedicato al rapporto tra appartenenza e migrazione, ha visto la luce a maggio 2026 per Fuori Stagione, collana di poesia di Firenze Libri, diretta da Massimiliano Bardotti.
La sua scrittura unisce visione, materia e vulnerabilità, costruendo mondi che dialogano con ritualità, paesaggi interiori e genealogie femminili.


Note:

  1. Ériu è una delle dee patrone dell’Irlanda e il suo nome è all’origine del toponimo Éire, usato ancora oggi in lingua irlandese. Ériu faceva parte di una triade divina insieme alle sorelle Fódla e Banba. Secondo la leggenda, quando i Milesi arrivarono sull’isola, ognuna delle tre dee chiese che l’Irlanda fosse chiamata con il proprio nome. Alla fine prevalse  Ériu, ma anche i nomi Banba e Fódla continuarono a essere usati in forma poetica per indicare l’isola. ↩︎
  2. Gli Alburni sono un massiccio montuoso situato principalmente in Campania, che segna anche il confine naturale con la vicina regione della Basilicata. Fanno parte del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, noto per la sua ricca biodiversità e i paesaggi naturali incontaminati. ↩︎
  3. La contea di Meath (/miːð/ MEEDH; irlandese: Contae na Mí o semplicemente an Mhí, lett. “centro”) si trova nella regione orientale e centrale dell’Irlanda, all’interno della provincia di Leinster. A est, Meath si affaccia sul Mare d’Irlanda lungo una stretta striscia di terra tra i fiumi Boyne e Delvin.
    Boann (o Boand) è la divinità irlandese del fiume Boyne (Bóinn), uno dei fiumi più importanti della storica provincia di Meath. Il suo nome vuol dire “mucca bianca” (bó fhionn in irlandese moderno, bó find in irlandese antico). ↩︎
  4. Questa poesia è stata pubblicata per la prima volta in inglese sulla rivista Ragaire, Issue 2, nel novembre 2024.
    Traduzione dell’autrice. ↩︎