RPlibri 2026
prefazione di Mara Venuto


Dalla prefazione:

[…] Le verità di cui sono intrisi i componimenti della raccolta rendono evidente la profonda meditazione da cui sono scaturiti. Pur variando gli scenari nell’opera, resi attraverso un lessico campestre e aperto oppure domestico e interno, non muta il nucleo attorno a cui Suite arancio è costruita: la generazione di un nuovo sé, attraverso l’esperienza. Che si tratti di un lavoro poetico nato da un approccio esperienziale lo si evince anche dal ruolo che il corpo assume in tutta la silloge. La terza sezione, in particolare, è una dichiarazione di intenti: si intitola Corpus homini e si apre con il verso “Ho bisogno del corpo”, tuttavia, non solo in quella parte il rapporto con la corporeità è centrale. La carnalità affiora in tutto il libro, tra lirismo e visioni, è inscindibile dalla lingua della poetessa, come si evince dal copioso ricorso a lessemi somatici.
[…] In altre sezioni, come ad esempio Sterminazioni nervose e Sonno bipolare, pur senza mai prendere le distanze dal corpo, l’autrice fa affacciare nella materia e nel quotidiano una solida spiritualità. Il rapporto, spesso antitetico nell’esperienza dell’uomo, tra spirito e carne, tra illusione e realtà, amore e disillusione, onirico e quotidiano, trova in Suite arancio una sintesi pregevole.
[…] Un altro aspetto significativo da sottolineare nel lavoro di Paola di Toro è la ricerca dell’equilibrio: tramite i versi è rivelato come lo sguardo sia interno che esterno tenda alla ponderazione, non al governo delle passioni per timore o (auto)imposizione, ma come conseguenza di una struttura interiore adulta. La scrittura, non a caso, si mostra coerente con tale impostazione, apparendo matura sia sul piano dei contenuti che stilisticamente.
[…] In tutte le sezioni di questa affascinante e promettente opera, in particolare nelle ultime, l’ermeticità e il simbolismo si fanno più accentuati non casualmente, quasi che l’autrice riportando a sé il dire lo orienti a sua misura, in una forma dialogica interiorizzata che non necessita più di essere diretta. L’esperienza personale diventa materia poetica primaria: la poetessa, dopo aver condiviso nitidamente quanto compreso, esperito e incarnato, sembra avvertire l’esigenza di concludere il cammino parlando a sé stessa, senza preoccuparsi di mediare, di espungere la durezza dai suoi toni, di fatto scuotendo i rami affinché le foglie morte cadano. Un avvicendamento necessario perché i nuovi germogli possano spuntare e poi fiorire.

Mara Venuto

*

Esistere nella carne, radicarsi nella concretezza degli arti, nella struttura viva che sostiene e muove. È qui che si dà un sapere senza mediazioni, che affiora nudo dall’intreccio originario di bisogno e amore, come qualità costitutive dell’essere. In un tempo fragile, che imprime e subito disperde, ogni forma sembra sottrarsi a un ordine: lo smarrimento s’impone come unico orientamento possibile.
Si è nel riflesso di sé, in bilico: tra apparenti, lucide compattezze e flussi d’interiorità incerta, avvertita come ipotesi labile, attraversata da sottili azzardi.
Paola Di Toro in Suite arancio (RPlibri 2026, prefazione di Mara Venuto) elabora una lingua ad alta compressione semantica, in cui in cui il verso si organizza per dislivelli e addensamenti, sottraendosi a una logica sequenziale, e lasciando che il senso affiori per frizione interna. L’immagine, rapida e felice, incide frammenti di univoca sensorialità, producendo una conoscenza intermittente, spesso ellittica, che obbliga il lettore a sostare nella frattura del significato.
Ne deriva una scrittura che trattiene in uno stato di tensione vigile: l’esperienza, non pacificata, scuote sensi e intelletto tramite assunti che sono a un tempo eloquenti e criptati: la poesia di Paola Di Toro è in movimento verso la verità della propria percezione creaturale, laddove ogni approdo resta provvisorio e criticamente esposto. Il dettato mantiene la promessa del titolo: una suite di stanze intensamente cromatiche, vigorose e iridescenti, dove attitudine sinestesica e talento intuitivo modulano lo spazio in vibrazioni sensibili, filigranate tra discontinuità e segrete corrispondenze.


René Magritte, La recherche de l’absolu, 1963

*

Da: Suite arancio, RPlibri 2026

Ritornarmi sai è in una stanza
di arancio dove gocciola
l’ultima intemperia al sole e
sul tavolo impiatta l’odore
degli agrumi il finimondo
delle ombre

*

L’ultima tua notte sulla terra
eravamo tutti fermi
in una sala d’attesa.
Un’anticamera dell’Eterno
dove ognuno prova
un po’di morte
dormendo. E i morti
ancora svegli attenti
cambiano pelle nei sogni.

*

Tu dici – la luce –
e il volto mio l’appoggia.
C’è un miracolo di rifrazione
non bellezza.

Tutto era già:
la forma, il colore
un Dio che incendia
e poi dilata.

*

Ho bisogno del corpo.
A volte lo sento.
Ingabbiato nelle
chincaglierie dell’anima
non il contrario.
Ho bisogno del suo
fare appello al braccio
alla gamba al petto.
Di tutto il suo sapere
simile alla confessione.
Ho bisogno del corpo
del suo essere spora
e sostanza volatile
così scambiare nutrimento
cercarlo.
Dire “fame” o dire “ti amo”.

*

Qualcosa sempre sfugge alle congiure
il cielo grigio cifra ogni cosa lontana
che a perdita d’occhio non c’è estate.

Eppure, per un dono di radici
avvampa la carne delle rose

– e tu che dicevi di sparire.

*

Si sono aperti fiori sul ramo
all’ibisco fiori grandi
visi bocche lingue
per attingere il mare
ornare gli arrivi ammassare
il colore.
Non c’è nulla di provvisorio
a sbocciare
a farsi precedere dalla traccia del petalo
cadere.

*

Non sembra che succeda
quando puntualmente si svelena.
Stare fermi e arresi come glicini
i palmi in preghiera e

– benedetta –

la pace del legno a deviare
l’inquieto più in alto
in alto
a fiorire.

*

La pagina spiazzata d’azzurro:
sono migrati gli stormi
parate d’ali e alfabeti d’ossa cave.
Ogni tanto il dono di una cincia
il petto giallo con la grazia
del lampo della sillaba
al centro radiosa.

*

L’ultimo amore. La settima spada.
Ferire o solcare per il germoglio.
Sei un Dio difficile.

*

Paola Di Toro è nata nel 1975 a Campobasso dove vive e lavora come insegnante. Specializzata in criminologia e criminalistica, ha espresso la sua passione per la scrittura anche in questo campo, collaborando con siti specializzati, centri antiviolenza e giornali in cui si è occupata di cronaca giudiziaria. Ha collaborato a progetti di ricerca con enti territoriali. Collabora con Associazioni che si occupano di sensibilizzare il territorio; è impegnata in progetti e iniziative culturali, sui temi della violenza di genere e dell’educazione alle diversità. Ha pubblicato il suo primo libro di poesie intitolato Stato liquido, Delta 3 Edizioni, 2022. Ha riportato menzioni in vari premi ed è stata tra i finalisti premiati nel concorso “Genius Loci” e nel concorso internazionale “Metamorfosi”. Nel 2022 e nel 2023 è stata nella giuria del premio, Sulle orme del De Sanctis, legato alla casa editrice Delta 3 e nel 2025 nel Concorso di Poesia Arturo Giovannitti. Un suo contributo è presente nell’antologia di fiabe intitolata La stanza di Lidia, Macabor.