puntoacapo Editrice 2025
prefazione di Davide Toffoli
postfazione di Filippo Golia


dalla prefazione Quell’eterno vibrare:

[…] siamo di fronte ad una voce poetica ben riconoscibile, grazie ai suoi tratti distintivi e a un tono puntuale e calibrato che ne esalta la versificazione anche nel momento dell’ascolto.
[…] La sua parola si distingue e resta nella mente di chi legge perché sempre luminosa e chiara, anche o forse soprattutto quando si accinge a indagare l’ombra. Una parola che riesce a regalare la dimensione squisitamente sacra dell’attesa, senza mai rinunciare a un costante riferimento, a uno Sguardo bambino, sempre attento “quando la voce  grida/ di una storia simile a tutte/ le travagliate storie d’amore”.
[…] interessanti [sono gli] echi di Sylvia Plath, in particolar modo nell’espressione della vulnerabilità e nel coraggio di affrontare il dolore emotivo. I corpi che si sfiorano, vicini e nascosti da un altrove, dove il noi è ambizione e destinazione agognata da traghettare “nell’aldilà”. In Trimarchi l’unica rassicurante certezza è che non ci si arrende mai al frammento, alla paura o allo smarrimento, Si punta sempre decisi verso quell’eterno vibrare che, solo, ci rende inviolabilmente e incorruttibilmente umani.

Davide Toffoli

*

dalla postfazione:

C’è una sovrabbondanza di corpo e di parole che – con lenta posologia – si distilla nelle poesie di questo libro.
I corpo, la carne e le parole, poi, sono contenuti entro gli stessi confini: la morte, il silenzio, l’attesa, il grido (o canto), l’eternità.
E, vago ma comune a tutti gli altri, l’amore.
[…] In una poesia, infatti, in cui corpo, parola e pensiero coincidono in un unico magmatico universo, scrivere d’amore significa innanzitutto postulare l’esistenza di un altro corpo o, più direttamente, dell’altro. Luisa Trimarchi lo fa, con pudore e sfrontatezza, ma sempre cosciente del limite, [restando] sempre consapevole che l’altro non potrà avere un volto, tratti distintivi, una fisionomia, delle caratteristiche o qualità. E, soprattutto, che più si avvicina al suo corpo, più lo sfiora, lo tocca o lo sovrasta, più è destinato a tornare Parola, linguaggio e quindi a fondersi di nuovo in quel magma, in cui il corpo è una totalità e i cui confini sono di nuovo la morte, il silenzio, il grido e il canto.

Filippo Golia

Fotografia di Louis Faurer

*

Da Carteggio d’amore (puntoacapo Editrice 2025)


Nell’assenza

Il mio corpo – senza il tuo –
nel corpo del mondo
è un corpo totalmente
morto.

*

Carteggio V

Sulla soglia sussurri parole inesatte
come fossero dono segreto – rallenti
il cammino e attendi: sono qui –
resto qui in attesa di te con la parola
perfetta – quella da portare insieme
nell’aldilà.

Noi

*

Vibrante

Nel perdere ogni traccia di me
– come un segugio – ho trovato te:
vibriamo nella scomposizione
di sogni franti che – intatti – ancora
risorgono dalle tue mani.

Plasmi ogni pezzo – levighi la schiena –
modelli piedi stanchi – ti appropri
della curva – linea sottile fra cosce
e ventre: solo tu sai – solo io so.

*

Dialogo – nelle cose

Scrivi di cose.
Fai parlare le cose.
Conduci le nostre
cose oltre la linea
delle mani intrecciate.

Quante cose abbiamo.
Siamo fatti di pezzi di cose
– raccolte insieme –
come conchiglie di mare.

Gettiamo via ogni cosa –
spogli – consumati dal fare –
corrosi nel vento del dire
negli interstizi sottili –
fra una cosa e l’altra
– come scarpe
che si toccano
nella notte – muta.

*

Figlia – mia

Figlia mia – mi chiamavi piano
fra la frutta fresca e l’impasto
della frolla con gli odori consueti
di una cucina in eterno subbuglio.

Semplice raccontavi storie semplici
sempre uguali – mentre impastavi.

Arrovellavo parole.
Tacevo dolori.
Tradivo speranze.
Annegavo nelle ansie.

Tu mi rivelavi intanto – inconsapevole
il segreto di ogni felicità: le lenzuola
pulite – un frigo pieno – fiori da odorare
il muso di ogni animale.

*

Tremolante

Tremolio atroce – nuda
visione di fragilità – voce
fioca – incomprensibili
balbettii come di cinguettii
– lontani – si spengono
nella resa della notte lenta
che sopraggiunge e pezzo
dopo pezzo ti spezza – frange
ogni forma di vita intatta.

Resti a tremare sommersa
dal male – in attesa di volare.

*

Luisa Trimarchi è laureata in lettere presso la Sapienza, Università di Roma. Ha pubblicato: Versi della dimenticanza (Transeuropa 2021), Le stanze vuote (Controluna 2022), Storia della bambina infranta. Dialoghi nudi (puntoacapo 2023), e il presente Carteggio d’amore (puntoacapo 2025).
Ha ottenuto riconoscimenti in rassegne nazionali e internazionali. Sue poesie si trovano su raccolte antologiche in seguito a premi e segnalazioni. Partecipa a poetry slam, reading poetici e incontri; realizza podcast e ha gestito la rubrica Coordinate poetiche su una radio web.
Collabora con il blog «Bottega porto sepolto». Interessata da sempre alla commistione dei linguaggi artistici, sperimenta forme di video poesia e sintesi grafico testuali. Insegna letteratura in un liceo scientifico di Cremona.