Mentre dormivi

Potresti contare quei libri
che ti sono stati accanto
durante la tregua d’ombra
pagine, parole e virgole
a vegliare su di te
dal comodino, discrete
tra l’affabile abat-jour
e un bicchiere di lacrime:
saprai quanto nutrimento
tenue è scivolato
nei tuoi onirici crepitii
mentre il pulviscolo
atterrava come nevischio
sulla superficie dell’intimità.

*

Punti a mano

Inumidisco con un tocco
d’inchiostro al nerofumo
la cima della prima gugliata
in favore del suo percorso
nell’avara cruna dell’ago e
rammendo come un sarto austero
tutte le pareti del laboratorio
tanto da accogliere libri irrequieti,
faccio balza e orlo alle finestre
per espandere verso oriente
quel panorama che mi spettina,
rappezzo il soffitto fin troppo
ospitale con piogge inattese
quanto tarli o ladri di tragedie,
ma ogni bellezza di cui mi nutro
la lego al manichino cartaceo
un cosmo da perlustrare
dove tento mio malgrado
di eseguire ricami di parole.

Fotografia di Fernando José Barnabé


*

Seduzione

Seduco una biblioteca
immergendo le dita
sotto le copertine
dei volumi più saggi
e sospiro:
“che le tue bocche
non perdano verbi
che le tue voci
mi parlino di tutto”

incanto un cinema
nel suo buio denso
sfiorandone i sedili
con epiche fantasie
e sussurro:
“che la tua mente
possa visitare ogni luogo
che i tuoi occhi
non si chiudano mai”

conquisto un’osteria
tenendo in ostaggio
il calore che occorre
per ritrovarsi
e sibilo:
“che le tue braccia
accolgano chiunque
che le tue mani
stringano gratitudine”

affascino musei e canili
di creatività e amicizia
ammalio ostelli e panifici
di morbidezze e fragranze
strego spiagge e campagne
bisbigliando sempre:
“che la vostra pelle
sia accesa dall’ardore
che i vostri visi
vengano ritratti dal piacere”.

*

Dove s’innamorano le serpi

Un’orchestra di cicale
spettina chiome di grano
ondeggianti al sole acre,
una mandria di nostalgie
pascola allo stato brado
nella prateria incompresa
e più in là, in acque argentee
pescatori sposano sirene
più suadenti dell’ebbrezza
mentre noi, sentimenti rupestri
respiriamo a pieni polmoni
lo scirocco che ordisce ballate
del fuoco e dei pugnali
fra gelsomini da sorseggiare
con il sangue che lento sgorga
da questo pugno di terra
e lungo il cammino, rovente
potremmo far bruciare
ogni vile corona di zolfo
invece no, la volontà si posa
sulle vanghe e sulle zappe
deposte da zampe arrugginite
in onore di un naturale martirio
e poi vola come un’aquila reale
osservatrice di tutte le epoche
in cui siamo trame passeggere;
dà pace la barba ingiallita
di un rudere sonnecchiante
che indugia sul suo lieto fine
sì, c’è troppa vita per non amarsi.

*

Marco Corvaia (Palermo, 1980) dopo aver vissuto in diverse città italiane è tornato in Sicilia, dove lavora come formatore professionale nell’ambito del Servizio Civile Universale. Ha esordito nella narrativa con il libro Pino se lo aspettava. Il racconto della vita e della morte di padre Puglisi (Navarra Editore, 2012). Successivamente ha pubblicato la raccolta poetica Post somnium (Edizioni Ensemble, 2019), incentrata sull’esplorazione del mondo onirico.
Ha vinto il concorso “Arpeggi” con il racconto Mafia di sale e ottenuto la Menzione Speciale di Roberto Vecchioni al Premio Roddi con la poesia Il difetto. Suoi racconti e poesie sono ospitati in numerose riviste letterarie nazionali, tra le quali: Nazione Indiana, NiedernGasse, L’Ircocervo, Neutopia, Malgrado le mosche, Nido di Gazza, Digressioni, Micorrize, Crack.