puntoacapo Editrice 2026
prefazione di Angelo Lumelli
postfazione di Isabella Bignozzi
Dalla prefazione: “Voce come pronuncia”, di Angelo Lumelli
[…] intendo, tra l’altro, il ritmo persuasivo, il tono drogato dell’eloquio, la malinconia senza sfoggio, la voce che mai lascia sole le parole, che le accompagna con il respiro: grande tema che attraversa i monologhi di Ulisse, il tuo.
[…] Il tuo poema è, come si conviene – dopo l’Odissea – un racconto il cui tempo viene arricchito (interrotto?) da bolle di pensiero (la parte eleggibile, eletta?), da un presente ostinato che manda Itaca sullo sfondo: “la pausa, nel viaggio, dura millenni”.
Sempre imminente è un colpo di mano: “Sono un re che non smetterà di tornare./ Un re che non è mai ritornato”, per cui il tema del ritorno nasconde – c’era da aspettarselo – un trojan – altro che l’infantile trucco di un cavallo di legno!
Al punto che il tuo Ulisse scopre il proprio luogo nel raccontare e nella sua poetica, sfacciata fino alla lirica: “per il tempo che dura questo mio narrare/ la mano non trema più”…
Il tono fatato, anestetico, persuasivo del tuo poema dichiara che questo è il luogo che fa del ritorno un ritornare, infinitamente; e che il luogo si è trasformato in questa musica, in quest’aria: sia pure intesa come aria d’opera, teatrale, lirica in modo supremo. Come accade nel gran pezzo: “Se l’aria che respiri fosse l’aria che respiro”, così mozartiano: da realizzare in duetto sarebbe memorabile.
[…] Perché alla fine è lì che si arriva, dove arriva il tuo Ulisse: uomo che, da fermo, sospeso il viaggio, si dedica a parlare, per ritentare un viaggio che era stato accecato dai fatti, dalla loro ostruzione: parati davanti, onniscienti in primo piano. Ora affidati alla voce, al suo tono mutevole, onorando ancora una volta il respiro, il suo spirare, forza mitica che aleggia per tutto il poema.
[…] La voce è dunque la nostra resistenza e generosità? Come nostro più intimo simulacro, essa nasce a
fronte dell’irrimediabile, magnifico e pauroso; essa è il nostro immediato che inverte la rotta, come il respiro, perennemente? Questa voce, mentre risuona nella grotta, dove vivono le immagini, i sensi che inventano le loro dita, le mani, è quella che non esige di giungere oltre la portata dei polmoni: essa rimane pronuncia, nel breve tempo, lealmente.
Angelo Lumelli
(2023)
*
da: Non tornare è la grazia (puntoacapo 2026)
L’immagine più bella è alle nostre spalle.
La bellezza non è diamante fermo
ma fogliame che sfugge, luce che si dimentica,
specchio dove vedere un altro viso
come quando, rapiti per amore,
torniamo a un mistero nitido, senza dèi.
Non possiede illusioni, quel mistero,
ma la realtà dove si rifrange.
Non ero l’unico, l’unico re.
Tutti i prìncipi dell’arcipelago sono partiti con me,
chi per possedere e depredare isole,
chi per salvare popoli.
Ma tutti dialogarono con i simulacri,
pietre trasparenti infilate
in chissà quale grotta,
da cui sempre si sentiranno gridare,
non consolati,
i naufraghi:
noi.
*
So dove molti dei miei compagni sono approdati.
Nessuno verrà qui, dicevano,
o se verrà sarà vittima del sonno
e dormirà sapendo di essere ritornato,
sognando la terra prediletta
dove l’aria scorre felice.
So del sonno quando smetto di sapere
se il corpo che mi accarezza è reale
o se lì inizia il suo fantasma.
La testa si regge male sul collo.
Vorrei essere aria.
Con la luce del giorno
i nocchieri lasciano il timone alla deriva.
Guardando dal fondo della nostra forma
vedremo varianti del mare:
niente onde o coste o scie di uccelli sopra lo scoglio,
mentre naufraghiamo in un bianco senz’acqua,
non sapendo, amando
non sapere.
Ma io tornerò, un giorno, a Itaca.
*
Le parole inventano l’antro.
Lo rendono vero.
La vera carezza separa dall’abisso,
l’odore dolce fugge per sempre la morte.
*
Per l’ultima volta.
La terra, vicinissima, chiama.
Fine della nave, remi dissolti.
Fine delle rovine.
Erba dell’antro
dove giacerò innominato e muto,
servo delle sue carezze.
Mi respira mi spalanca
chiude fuori dalla grotta
i morti:
siamo nudi, immortali.
*
L’antro, ancora
Il miele, gli ulivi, un’eco
di navi lontane.
L’abisso si è plasmato
carezza.
Il nero si è fatto
mano viva.
Importa tornare a qualcuno?
Per vendicarsi, per volere cosa?
che l’astuto stratega con la sua lama uccida il nemico
e restauri l’ingiusto universo dove trionfava il suo io?
Meglio il vortice imminente o i profumi dell’antro.
Meglio tornare disarmati,
a mondo dissolto.
*
Tornerò quando ad aspettarmi
non ci saranno sette guerrieri
ma sette ombre e nessuna regina
potrà ricordarmi
o lama di nemico trafiggermi.
Il tempo lentamente toglie terra alla terra,
finché resteranno solo precipizi.
Nessuna nave nel porto.
Nessuna sirena fra le rocce.
Un’aria dolce, rovine di colonne.
Armi sotterrate, ossa, Cariddi.
Tornerò a Itaca
senza dèi senza scie,
senza le dita della ninfa,
senza le sue mani di miele.
Allora regnerò.
Se i vivi varcano la porta dei morti
i morti hanno già varcato quella dei vivi
e sorridono felici.
*

Marco Ercolani (Genova, 1954) è psichiatra e scrittore. Tra i suoi libri di narrativa: Col favore delle tenebre, Vite dettate, Lesioni di eresia, Il mese dopo l’ultimo, Carte false, Il demone accanto, Taala, Discorso contro la morte, A schermo nero, Turno di guardia. Camera fissa, Preferisco sparire. Colloqui con Robert Walser, Destini minori, Senza il peso della terra, Le forme dell’aria, Un uomo di cattivo tono, 14 luglio 1929: due lettere a Freud, L’età della ferita, L’altro dentro di noi, Sindrome del ritorno. Per la saggistica: Fuoricanto, Vertigine e misura, L’opera non perfetta, Il poema ininterrotto, Fuochi complici, Galassie parallele. Per la poesia: Il diritto di essere opachi, Si minore, Nel fermo centro di polvere. Suoi testi aforistico-poetici sono in Sentinella, Essere e non essere, Nottario 2015-2021. Nel 2020 crea il blog Scritture. Con Massimo Barbaro scrive Paesaggio con viandanti e L’arte della distanza (puntoacapo), Corrosioni. Con Angelo Lumelli Cento lettere. Con Francesco Denini Ground. Lettere sulla musica. Con Giuseppe Zuccarino Reciproche consonane. Con Lucetta Frisa ha diretto la rivista “Arca” e dirige la collana “I libri dell’Arca”. In coppia con lei ha scritto: L’atelier e altri racconti, Nodi del cuore. Anime strane, Sento le voci, Il muro dove volano gli uccelli, Diario doppio, Furto d’anima. Ha curato antologia e testi critici per Angelo Lumelli (La poesia incessante) e Lorenzo Pittaluga (L’enigma della voce). Nel 2025 viene pubblicato Il demone della scrittura, il volume degli atti del convegno a lui dedicato presso la BUGe di Genova. Collabora a zonadisforme.net.

