Samuele Editore 2025
collana Callisto a cura di Elisabetta Zambon
prefazione di Anna Maria Curci
dalla prefazione:
Nelle sei sezioni – Piano inclinato, Nell’anno straordinario, Stelle o macerie, In memoria, Di questa poesia, La stagione è ancora questa– nelle quali è articolato il volume di poesia La stagione è ancora questa, Marzia Spinelli pone attenzione a due grandi insiemi di elementi costitutivi.
Il primo insieme riguarda tutto ciò che viene colto e raccolto da una facoltà di percezione dello spirituale che va oltre il mero dato sensoriale e che, nella consapevolezza delle limitazioni imposte dalla scelta di un solo termine e, in particolare, proprio di questo termine, possiamo indicare come “occhio interiore”.
Il secondo insieme concerne un momento successivo e pur sempre collegato alla percezione spirituale, all’intuizione felice, all’individuazione di ciò che non si palesa ai più: si tratta dello sguardo al di fuori di sé – mirabile quello sulla natura e sulle sue stagioni – e, successivamente, la scelta della parola poetica, del proprio dettato poetico, della modulazione della propria voce. Si tratta di un’operazione, di un processo, che Marzia Spinelli compie con piena consapevolezza della responsabilità assunta da chi consegna la poesia alla lettura e all’ascolto altrui.
La peculiarità di questa opera sta nell’incontro felice dunque fecondo, efficace – tra i due insiemi menzionati, tra il momento meditativo e il momento comunicativo. è un incontro arricchito dalla lucidità con la quale Marzia Spinelli adopera i propri strumenti espressivi e affronta temi e motivi con il coinvolgimento nel particolare e l’ampio respiro dell’universale.
Anna Maria Curci
*
La perseveranza delle aurore, le presenze umane caduche che si avvicendano sulla terra; mentre pare negata, dal cielo, ogni replica che guidi al senso. Nelle ore miti e silenziose, il particolare che dilaga, e ricompone consonanze e desideri. Marzia Spinelli con La stagione è ancora questa (Samuele Editore 2025, collana Callisto, a cura di Elisabetta Zambon, prefazione di Anna Maria Curci), consegna un’opera in versi che si pone – come è detto con nitore nella prefazione di Anna Maria Curci – tra «occhio interiore» e «sguardo sulla storia»: un atto poetico di riflessione e testimonianza, dal dettato sorvegliato e anti-enfatico, che si condensa in immagini d’instabilità composta: “sul piano inclinato sorretto/ dall’onda moderna/ oscilliamo come zattera a mare”, mentre la condizione umana si dà come “alternanza infinita/ di rose e rovi in vicinanza”.
Se l’intero è in perpetuo fluire, qualcosa permane nel tumulto degli accadimenti: barlumi di senso, vacillanti chiarori dello Spirito, immagini sognanti il volo, come esili sollievi.
Altro non è dato: cangiante è l’indole umana, tra primigenio candore e subitanee, dense oscurità d’intenti: superbie svolate, e inattese nobiltà; e il vibrare delle minime creature, persino delle cose inerti: per ognuno la ricerca è quella di un tempo buono, e di un nido che accolga, circoscriva d’amore la vita.
Tra permanenza e dissipazione, l’opera di Spinelli si articola in immagini la cui durata è esposta a una deriva entropica: la luce stessa, ricorrente e mobile, consuma, «trapassa», deponendo residui in luogo di apparizioni.
Di fatto, il movimento dominante non procede né per ascesa rivelativa né per estensione produttiva: assume piuttosto una cadenza oscillante, un continuo slittamento in cui il senso affiora per intermittenza di figure precarie, forti della loro stessa volubilità.
Anche la parola ha esito fragile: può «bucare la carne» o dissiparsi, e in questa alternativa si misura la reflua resistenza del dire. In tal senso, la forma chiusa del sonetto è un gesto limite: struttura che trattiene, nel rigore metrico, ciò che tende alla dispersione.
Accensioni improvvise rischiarano assunti minimi, nel laboratorio esistenziale e sintattico della “conta delle sillabe”; che vengono spontanee, già “planate precise”, portando “la piccola verità,/ il soffio di pietà,/ […] la semplice gioia/ d’una nuova vista”: quello scarto di visione che è il senso più profondo della poesia.
Un tempo storico ferito – guerre, pandemia, memoria privata – è condensato in antinomie di forte presa («C’è pace sfrenata per le strade» ). Ne risulta una scrittura che aduna raccoglimento e apertura, esperienza e forma; fino alla chiusa invocativa, dove la misura prosodica si issa a condotta di sguardo: «alla terra stremata belle stelle/ inclinate non spegnete le luci».
L’opera si chiude così, in sospensione, auspicando una persistenza di senso: “la piccola verità», cui Marzia Spinelli fa appello, è quel grado minimo di aderenza tra lingua e percezione che preserva la poesia come messa a fuoco, taratura della distanza di osservazione: prima ancora del linguaggio, lo sguardo poetico è competenza del vedere.

*
da: La stagione è ancora questa (Samuele Editore 2025)
Albeggia, la terra gira tenace
nella conta degli alberi s’aggira
la somma delle cose effimere
al cielo la risposta da carpire
ogni giorno scompiglia l’occasione
colme di silenzio le piccole ore
cose e parole al minimo denominatore
satura la penna che non scrive
del gran mistero delle particelle
quest’ansia che prosciuga i sogni belli
a volte basta un niente
inonda come fiume ciò che accade
accorda nuovamente
qua e là il sogno al tuo reale
mentre riversi tutto quel che è stato
nel lago fermo del tuo pianto vedi
quanto si muove.
*
Piano inclinato
Sul piano inclinato sorretto
dall’onda moderna
oscilliamo come zattera a mare.
Il vento sferza la pelle e le ossa.
Dopo il frastuono inattesa la quiete.
Là sostiamo.
I piedi sono pensiero:
un angolo a nord, rivolto al cielo,
l’altro a sud, riverso a terra.
Se scivoliamo un angelo
ci afferra, se ci eleviamo
un demone si mette di mezzo
e trascina giù.
Il vento se torna sconquassa.
Ma nel centro di questa pedana
dove il sogno è un pendolo fermo
scorre imprevedibile linfa:
alternanza infinita
di rose e rovi in vicinanza.
*
Rondini
Odore di giornata nelle mani
e intorno annusiamo meraviglie
cercando l’essenziale: oro, argento
e mirra per dire che ancora siamo
ogni giorno ostinati Re Magi
di noi stessi
se tutto si compie in divenire
che resta nella mischia
della biglia che rotola e sgomitola
il senso delle cose?
Chi abbuia e poi rischiara l’anima
nel ciclo sospeso di stagioni?
Seguire degli storni la ronda girondina
catturarne la leggerezza insostenibile
oltre la linea d’ombra figurarsi
il volo, la trasvolata dell’oceano
nel cielo pulito che attraversa.
*
Guarda al cielo
all’azzurro che screma
al bianco delle nuvole per farsi
grigio e annera come carboncino
a noi che siamo tutti
quei colori.
Chi delle due il pittore, chi la tavolozza?
Ma più complessa
la questione, più variegata
la natura umana, come lassù
mutevole la macchia degli storni
di una purezza innata
di tra le nuvole azzurrate e rosa
poi scure e minacciose…
siamo in continua ondulazione
di melodie e toni aspri,
vi sono altezze umili che atterrano
superbie illimitate,
bassezze che elevano ad umano
insetti, fili d’erba, perfino oggetti…
ci sono luoghi dove nessuno ha un posto.
Alla villa fiori vermiglio
alti come alberi
ammucchiati nel groviglio:
non respirano.
Intorno la piana d’erba tagliata
la sua fragranza buona
di terra bagnata, ancora viva.
La villa una mela divisa,
le due metà. Come la terra
i due emisferi.
*
La stagione è ancora questa
Ora torni stagione che fiorisci
con passo lento d’animo sommesso,
forse smarrito o fatto vecchio il messo:
forse destarci tu più non gradisci.
Accenni quel tepore e poi sparisci
che pena l’uomo, il mondo sì malmesso!
ti senti come chi chiede permesso
se con fiorente incanto non guarisci.
Non è più nostro il ritmo naturale,
viviamo la discesa troppo lesta
e nulla di noi appare celestiale
ma credi, la stagione è ancora questa,
se tu ci salverai da questo male
anche di venti e scrosci sarà festa.
*

Marzia Spinelli (roma, 1957) ha lavorato presso un ente pubblico dove si è occupata di formazione e comunicazione. È stata tra i fondatori della rivista «Línfera”, attiva a roma tra il 2006 e il 2012, nella redazione della rivista «Fiori del male» e ha collaborato ad altre riviste di arte e letteratura. Attualmente è nella redazione della rivista on line «FormaFluens international Literary magazine» in collaborazione con la Federazione unitaria italiana scrittori. È presente in molte antologie e in diversi blog letterari; suoi testi sono stati pubblicati e commentati su riviste di critica quali «Puntoacapo», «Studi cattolici», «Noi donne», «Il mangiaparole», «Periferie». Ha pubblicato: Fare e disfare (Lietocolle Editore 2009, introduzione di Guido Oldani),Nelle tue stanze (Edizioni Progetto Cultura, collana Le gemme, 2012, prefazione di Alberto Toni), nel 2014 l’e-book Nel cielo dell’altro un po’ più ampio (a cura di La recherche.it Poesia condivisa 2.0., prefazione di Mario Melendez), Trincea di nuvole e d’ombre (Marco Saya Editore 2019, prefazione di Plinio Perilli).

