di Alessandro Orlandi


Mithra o Mitra è un dio di origine persiana, legato a un culto dualistico secondo cui l’universo è teatro di una lotta titanica tra le forze del bene, impersonate dal dio del cielo Ahura Mazda, e le forze del male e delle tenebre, impersonate da Ahriman. L’uno e l’altro dispongono, rispettivamente, di schiere di angeli e demoni. Mitra come dio del sole interiore, è schierato con le forze angeliche della luce contro le tenebre e il male, ma ha anche il ruolo di mediatore ed armonizzatore tra forze della luce e forze dell’oscurità.

Mitreo di santa Maria Capua Vetere



Le tracce più antiche del dio Mitra risalgono a un trattato tra Ittiti e Mitanni – siamo in Mesopotamia nel 1380 a.C – e il dio è anche presente in India, in alcuni inni del RigVeda come dio solare, accanto a Varuna.
Il mitraismo viene introdotto in Grecia attorno al 67 a.C., con la deportazione dei pirati della Cilicia da parte di Pompeo. Tra il II e il III secolo d.C. era diventato il culto ufficiale dell’Impero Romano (per lo meno dell’esercito romano) e Franz Cumont, uno dei maggiori storici del mitraismo, scrive, citando Ernest Renan, che “se il cristianesimo non fosse mai nato, oggi l’umanità sarebbe mitraica”. Sembra che nel passaggio verso la Grecia e Roma il culto mitraico abbia subito alcune modifiche, diventando a tutti gli effetti un culto misterico paragonabile ai Misteri eleusini, al culto dionisiaco, a quello Isiaco o a quello di Attis e Cibele, con il quale ha le maggiori affinità.

Mitreo di Sutri



Nessun testo scritto ci è pervenuto: alcuni hanno interpretato come rituale mitraico un papiro conservato presso la biblioteca nazionale di Parigi, redatto in greco tra il III e il IV secolo d.C., ma non ci sono evidenze che lo provino, e ciò che sappiamo sul complesso mitologico legato al dio deriva unicamente dalle immagini dipinte nelle grotte, dai bassorilievi, dai marmi che rappresentano il taurobolio e dalle steli commemorative. Le altre fonti sono le invettive cristiane contro i riti mitraici – come Contra Celsum di Origene – e De praescriptione adversus haereticos di Tertulliano e alcuni cenni negli scritti di autori pagani e gnostici, come Apuleio, Plutarco, Porfirio ed altri.
Il carattere “guerriero” della teologia persiana contribuì a determinarne il successo presso i militari romani. Mitra faceva parte di una trinità con Cautes e Cautopates, i dadofori o portatori di fiaccola, due “doppi” di Mitra raffigurati uno (Cautes) con una fiaccola alzata e un gallo (alba, equinozio primaverile, giovinezza, crescita e maturità), l’altro (Cautopates) con la fiaccola abbassata e uno scorpione (tramonto, equinozio di autunno, vecchiaia, declino e morte).

Mitra, Elios e i dadofori, Mitreo del Circo Massimo



Il culto mitraico si configurava come una vera e propria religione dell’astrologia e gli dèi venerati erano i dodici segni dello zodiaco, i sette pianeti allora noti, le quattro stagioni e le personificazioni delle varie suddivisioni del tempo (secoli, anni, mesi, stagioni, ore). Maestro del Tempo e dei suoi cicli era un dio chiamato Zurvan, o Saeculum, o Aion o Cronos, rappresentato come un uomo alato con la testa di leone, che aveva in una mano un fulmine e nell’altra le chiavi che aprono le porte del cielo.

Zurvan – Kronos – Aiòn, Musei Vaticani

L’ascesa dell’anima, l’attraversamento delle porte dei cieli, era spesso simboleggiata nei templi da una scala con otto gradini, ognuno di un metallo diverso. Questa stessa scala, queste stesse porte, dovevano essere attraversate dagli iniziati ai Misteri di Mitra durante la vita. I gradi iniziatici erano sette, ciascuno legato a un pianeta e spesso durante le cerimonie gli iniziati indossavano maschere di animali (in particolare i Corvi e i Leoni). I preti erano scelti tra i Patres, il massimo grado iniziatico del mitraismo.

Agapé mitraica, agli estremi, mascherati, un Corvo e un Leone. Roma, Museo della Civiltà Romana. Prov. Konjic, (Serajevo)


Dal grado di Leo in poi, gli iniziati partecipavano a un pasto rituale con acqua, vino e frutta e i pani erano marcati con una croce. Il pane e il vino venivano assimilati al midollo e al sangue del toro celeste.
Il prete di Mitra, capo della piccola comunità di fedeli che si riuniva nel mitreo (i Pater, che venivano detti anche Magi), vegliava su un fuoco perpetuo che bruciava sull’altare. Accanto al fuoco compivano le cerimonie di saluto al sole. Invocavano ogni giorno della settimana come pianeta in un luogo particolare della cripta e ogni mese offrivano sacrifici al corrispondente segno dello Zodiaco, e solenni cerimonie avevano luogo ai solstizi e agli equinozi. Durante la messa mitraica, al suono delle campanelle, veniva scoperta la statua del taurobolio e, mediante un tabernacolo mobile, venivano mostrati i vari episodi della vita del dio Mitra, illustrati dal Pater. A questo proposito i magi mitraici narravano agli iniziati un ciclo di leggende sul dio Mitra: il dio nasceva nella notte del 25 dicembre (giorno natale del sole invitto) da una pietra (era chiamato θεος εχ πέτρας e si adorava nei suoi sacrari un’immagine della pietra generatrice), in una grotta o sotto un albero sacro di fico al bordo di un fiume, stringendo in una mano il coltello sacrificale e nell’altra una torcia.

Mitra nasce da una pietra, Musei Capitolini



Una seconda leggenda sulle origini di Mitra narrava che egli fosse nato in una grotta da una vergine. Il dio veniva anche rappresentato nell’atto di scagliare una freccia contro una roccia, da cui poi scaturiva dell’acqua.

Mithra colpisce la roccia con una freccia facendo sgorgare acqua, Mitreo di Marino


Il primo atto che lo rappresenta in un mito è la lotta con Elios o Apollo, cioè con il Sole. Uno degli enigmi principali della religione mitraica è proprio il fatto che Apollo e Mitra erano due distinte divinità, entrambe raffiguranti il sole, che dovevano riconciliarsi e “fare amicizia”. Dopo aver lottato con il Sole (lo colpisce con una sorta di sacchetto di monete), Mitra riceve da Elios una corona e diviene suo amico (sono rappresentati nell’atto di stringersi la mano destra).

Mithra colpisce Elios, il Sole con un sacchetto di monete, Mitreo di Marino


Da allora condivideranno le imprese e si aiuteranno l’un l’altro. Questa armonia raggiunta tra i due aspetti del Sole, quello sotterraneo (le grotte del culto del dio Mitra) e quello esteriore, spiega perché Mitra, l’invincibile, venisse invocato sia nei combattimenti esterni, che in quelli interiori (contro le forze delle tenebre inviate da Ahriman) e fosse collegato sia con il mezzogiorno che con la mezzanotte, e riassumesse in sé i “due san Giovanni”, cioè sia il solstizio estivo che quello invernale.

A sinistra: il Patto tra Mithra e il Sole, Mitreo di Marino; a destra: la dexterarum conjunctio tra Mithra e il Sole, Roma, Museo della Civiltà Romana, dal Mitreo di Rahn (Svizzera.). Mithra ha il coltello sacrificale con un pezzo di carne del Toro sacrificato, che il corvo becca


La più importante tra le leggende narrate dai magi riguardava il duello di Mitra con il Toro Celeste, il primo essere creato da Ahura Mazda. Si tratta di un mito cosmogonico, perché è alla base della creazione del mondo, ma anche di un mito che deve essere rinnovato da ogni iniziato, in ogni iniziato perché la sua anima possa dispiegare le proprie qualità.
Apparentemente è proprio Elios, il Sole, che incarica Mitra di catturare il Toro celeste. Dopo una lunga lotta, Mitra riesce ad afferrare il toro per le corna. Il toro, legato, è condotto dal dio, che cammina all’indietro, nella caverna dove Mitra abita.

Cattura e trasporto del Toro, Mitreo di Marino


La strada è disseminata di prove che il dio deve affrontare. Questa traversata (transitus) era paragonata alle prove affrontate dai neofiti nell’iniziazione. Il toro, tuttavia, riesce a fuggire. Il Sole-Elios invia allora a Mitra il suo messaggero, il corvo, con l’ordine di uccidere il toro. Mitra sembra compiere questa missione controvoglia, ma si sottomette agli ordini celesti e, con l’aiuto del cane, suo fido compagno, insegue il toro e lo sacrifica mentre questo sta rientrando nella grotta.

Taurobolio, Mitreo di via san Giovanni Lanza



Dal corpo della vittima nascono allora le erbe e le piante salutari che fanno fiorire la terra (in particolare pane e vino: il grano dalla coda-spina dorsale, il vino dal sangue). Gli inviati dell’oscurità, di Ahriman, lo scorpione, il serpente e la formica, tentano di nutrirsi del liquido seminale del Toro (in particolare lo scorpione) e di succhiare il sangue della bestia morente. Anche il cane lecca il sangue del toro. Il seme del toro, raccolto dalla luna, produce tuttavia le specie animali, e la sua anima, condotta dal cane, viene elevata in cielo e divinizzata come “Pan” o “Silvano”, guardiano delle greggi. Il significato cosmogonico del mito è sottolineato dal mantello stellato del Dio, che riproduce la volta celeste.

Taurobolio, Mitreo di Marino, dettagli: Mitra e il Toro; il Sole


Alla fine dei tempi il toro scenderà dal cielo e i morti risorgeranno dalle tombe per il giudizio finale. Allora Mitra sacrificherà di nuovo il Toro Divino e farà libagioni con il vino che dà l’immortalità, e Ahriman e le forze del male saranno definitivamente sconfitti. Nella genesi mitraica la prima coppia umana viene chiamata all’esistenza dopo il primo taurobolio. Ahriman tenta di annientarla con la siccità, ma Mitra fa sgorgare l’acqua da una roccia, colpendola con una freccia.
Dopo l’uccisione del toro, Mitra è rappresentato in una “ultima cena”, un’agape mistica con pane e vino, con Helios e i vari gradi iniziatici del culto. Quindi ascende al cielo. Dal cielo continuerà ad aiutare gli uomini.
Gli animali che compaiono nella vicenda del taurobolio corrispondono tutti ad altrettante costellazioni, tutte comprese tra la costellazione della Vergine e quella dello Scorpione. Tra gli animali inviati da Ahriman, lo scorpione rappresenta simbolicamente la sensualità, la formica l’avidità e l’accumulazione, il serpente l’attaccamento alla terra e le illusioni della mente. Il cane, amico di Mitra, rappresenta invece gli istinti addomesticati dall’uomo. Comandamenti per gli iniziati, che periodicamente assistevano ad autentici tauroboli e venivano inondati dal sangue dell’animale ucciso, erano la purezza (purificazioni), l’astinenza da certi alimenti, e la continenza assoluta, potendo la sessualità essere utilizzata da Ahriman come suo strumento.

Alcuni temi caratterizzano i misteri mitraici, portando profondi spunti di riflessione:

– La stessa triplice figura di Mitra, assieme a Cautes e Cautopates, allude a un insegnamento centrale legato al succedersi dei solstizi e degli equinozi. Impossibile non pensare ai due motti incisi sul frontone del tempio di Apollo a Delfi: gnoti sauton e meden agan. Il primo, legato all’alterità tra un sole interiore e un sole esterno che devono conciliarsi e armonizzarsi, per poi collaborare consumando un comune pasto sacro. Discendere nella caverna, nelle viscere della terra, per conoscere sé stessi. Poi, riconoscere l’eterna legge inscritta nel cielo che regola il crescere e il decrescere di tutte le cose, della luce e dell’ombra e comprendere che ogni coppia di opposti è governata dalla legge di enantiodromia, per cui superato un certo limite ogni polarità si capovolge in quella ad essa opposta.

rovine del tempio di Apollo a Delfi


– Elios/Apollo e Mitra rappresentano due aspetti del Sole e la loro lotta appare come una lotta per l’integrazione tra l’interno e l’esterno dell’uomo. Elios, il sole esterno che brilla nel cielo, rappresenta la realtà oggettiva, la collettività, il destino dell’intera comunità degli uomini, ma anche le energie dedicate agli aspetti mondani della vita. L’altro sole, Mitra, nato da una pietra in una caverna, è la scintilla divina che abita ogni essere umano. Il patto sancito tra il sole esterno e quello interiore con una stretta di mano, sancisce una consacrazione delle proprie energie personali al servizio della comunità umana, perché essa abbia un destino fecondo e luminoso. La stretta di mano viene raffigurata nei mitrei in tre contesti differenti: tra Mitra ed Elios dopo il taurobolio e durante il pasto sacro; ma anche dopo l’arrivo di Mitra in cielo sul carro solare. Tra i fedeli durante la liturgia. Una stretta di mano particolarmente significativa, se si pensa che la cerimonia della dexterarum coniunctio era prevista nel matrimonio per sancire il patto di fedeltà tra gli sposi. Ma qual era il significato del servizio a cui si votava il fedele a Mitra consacrando la sua scintilla individuale al dio del sole?
Si trattava di un servizio teso a realizzare un piano divino in ogni dimensione umana: politica, sociale, nel lavoro, in guerra. Con un significato molto simile a quello che aveva il detto templare: “non nobis domine, non nobis, sed nomini tuo da gloriam”. Ne derivava una esaltazione delle qualità umane che rendevano questo patto possibile: lo spirito di abnegazione, l’umiltà, il coraggio, la fedeltà, il senso di fratellanza, la capacità di dominare i propri istinti in nome di una istanza sovrapersonale. Perché tutto questo fosse possibile era necessaria una iniziazione che risvegliasse l’adepto alla consapevolezza della scintilla divina che lo abitava. Questa idea di sublimazione e sacralizzazione delle proprie energie la ritroveremo nel medioevo, riferita sia ai rituali segreti delle corporazioni del lavoro che alla cavalleria spirituale, ove sia il lavoro che l’attività del cavaliere erano intesi come azione sacralizzata (concetti riportati in Raimondo Lullo, Libro dell’ordine della cavalleria, traduzione di G. Allegra, cura e saggio introduttivo di F. Cardini, Edizioni Arktos 1994).
Scrive Henry Corbin in Traités des Compagnons-Chevaliers, che la tradizione medievale di sacralizzare il lavoro umano, e con esso il significato della vita, attraverso una iniziazione il cui scopo era quello di mettere sé stessi e le proprie energie al servizio di un essere superiore e dell’intera umanità, risale all’incontro dei primi crociati con la cultura persiana e le fotoowah nameh, le corporazioni persiane dei muratori, dei vinificatori, dei fabbri, dei tintori di stoffe, etc. i quali, appunto, coltivavano questa tradizione teurgica attraverso rituali segreti. Quelle corporazioni islamiche potrebbero a loro volta aver ereditato le loro tradizioni dal mitraismo.
Della sacralizzazione del mondo e del lavoro parla anche Mircea Eliade, per esempio in Il sacro e il profano (traduzione di E. Fadini, Bollati Boringhieri 2013) e nella sua opera su fabbri e alchimisti (Mircea Eliade, Arti del metallo e alchimia, tradotto da Francesco Sircana, Bollati Boringhieri 2018).
L’idea è che attraverso il proprio lavoro l’uomo sacralizzi e trasformi sé stesso e lo spazio che lo circonda. Scrive Eliade: “Nelle società arcaiche il lavoro perde il suo aspetto profano per diventare una liturgia […] ogni comunicazione con uno dei piani della manifestazione, che si può considerare realtà materiale, è un atto sacro, un sacrificio. Ci si inserisce nel sacro attraverso la propria attività di homo faber, di manipolatore di utensili”.

– Nella teologia iranica l’anima nascendo doveva attraversare i cieli dei sette pianeti e da ciascuno riceveva un dono e una maledizione: da Mercurio la capacità di orientarsi, ma anche la cupidigia; da Venere il senso della bellezza e i desideri erotici; da Marte ardore guerriero e aggressività; da Giove ambizione e aspirazioni; dalla Luna l’energia vitale e i fantasmi della mente; dal Sole le capacità intellettuali; da Saturno la saggezza e l’inclinazione verso l’ozio.
Ognuno dei sette gradi iniziatici del mitraismo conduceva l’adepto a risvegliare in sé il dono e abbandonare la maledizione, nell’attraversare le sette porte.

– Il Toro rappresenta il mistero dell’incarnazione dello spirito, resa possibile dall’unione dell’anima con il corpo: vivere con profondità e completezza la propria incarnazione, come un “inziato”, richiede una lotta vittoriosa tra Elios e Mitra e la loro armonizzazione. Il toro rappresentava, per i seguaci di Mitra, non solo la scaturigine delle energie vitali, l’origine della fertilità, ma anche il corpo psichico sottile. Per un culto che si fondava sulla dottrina della metempsicosi, della trasmigrazione delle anime, il corpo sottile era infatti il risultato delle azioni compiute e dell’attaccamento dell’uomo al frutto di quelle azioni. Non a caso Mitra, che sacrifica il toro, è un dio guerriero ed è il fondatore di una “cavalleria spirituale” (evidente nei gradi iniziatici del Perses e dell’Heliodromos). Nell’atto di sacrificare il toro Mitra è chiamato dai suoi fedeli, sotèr, il Salvatore (dice una iscrizione nel mitreo di santa Prisca: “ringrazio Mitra per la salvezza donata attraverso l’effusione di sangue”. Il significato solare del sacrificio è sottolineato dal fatto che Mitra, mentre sacrifica il toro, guarda verso Elios, da cui riceve anche un raggio di luce, e non verso il toro che sta uccidendo.

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Il taurobolio: cosa deve fare l’uomo, avvinto alla terra dalla forza delle sue identificazioni con oggetti, persone, ruoli, tratti del suo carattere, con il suo stesso corpo? Perché il sacrificio, l’offerta del toro rende “fertile” l’iniziato e dona alla sua anima l’energia per unirsi ai livelli più sottili dell’essere? Cosa rappresenta simbolicamente la ferita che Mitra infligge al toro, cosa il sangue del toro e cosa il coltello sacrificale impugnato dal dio nella mano sinistra e la torcia nella mano destra?
È presumibile che Mitra rappresentasse per il mondo antico un punto di riferimento spirituale, un modello di comportamento capace di indicare una via di evoluzione per le energie maschili.
Oggi non abbiamo più nulla di simile. Abbiamo, è vero, la possibilità della Imitatio Christi, ma troppo spesso il percorso di trasformazione suggerito dalla vicenda del Cristo è mal compreso o del tutto ignorato. L’unico modello operante per molti è quello della autoaffermazione, del successo a tutti i costi, o dell’apparire che occulta l’essere.

Abbiamo forse perduto la Via suggerita per millenni agli uomini dai processi naturali, dai segni celesti e dal cammino del sole?


Alessandro Orlandi

Alessandro Orlandi è nato a Roma nel 1953. Matematico, museologo, musicista, saggista ed editore de La Lepre Edizioni. Per alcuni anni ha svolto ricerche per conto del C.N.R. presso l’università di Pisa. Dal 1986 al 2006 ha insegnato matematica e fisica presso il liceo E.Q. Visconti di Roma dove ha curato l’ex museo kircheriano per due decenni.
Autore di numerosi articoli e libri riguardanti la matematica, la museologia scientifica, la storia delle religioni, la tradizione ermetica, l’alchimia, le origini del Cristianesimo e i Misteri del mondo antico. Tra le numerose pubblicazioni, ricordiamo: La fonte e il cuore (Appunti di  viaggio, 1998); Dioniso nei frammenti dello specchio (Irradiazioni, 2003, in francese Mimesis France 2013); Le sette teste del drago (Irradiazioni, 2007); L’oro di Saturno (Mimesis, 2010); Le Costellazioni dello Zodiaco in Alchimia (Stamperia del Valentino, 2018); Genius Familiaris, Genius Loci, Eggregori e Forme-Pensiero (Stamperia del Valentino, 2019); I due volti del Tempo: su Caso e Sincronicità (Stamperia del Valentino, 2020); con Adriano Conte Ercolani e Stefano Riccesi: Cielo interiore e guarigione (Stamperia del Valentino, 2021).