Mimesis Edizioni 2022

Avvisi in dissolvenza lambiscono i muri, portati impalpabili di un limitare che si fa emittente; messaggi argillosi, madidi giungono da repositori sotterranei e si sollevano al fiorire, coi ritmi della terra. Una natura pacata, piena d’anima, muove lentissima a una quiete sacra, vivente, intrisa di resa. In Luce della necessità di Sebastiano Aglieco (Mimesis 2022) la distanza è quiete intenta: infanzia che ritorna stagione, io breve che s’accorge ancora di ogni fiato del niente. Qui, ancora per un attimo in questo presente perduto, le parole sono vere, l’attenzione è accesa, il poeta è presente.
Un regno povero, custodito dal silenzio tra le pietre, che dilata per mano del vento.
È questa sovranità immobile, questo essere nel giusto, pieno ed essenziale esistere che fa la resistenza della terra alle sue creature impazzite, sorde e fuori asse. Un delirante, chiassoso crescere ne ha disperso i visi in pozzanghere rotte.
Il ruotare delle stagioni arruola nuovi dormienti a istinto e desiderio, ostaggi del passaggio: esilio dalla pace originaria, dalla pace terminale: la “violenza dell’amore” è quest’essere cupidi e sfrontati, scagliati dal perpetuarsi della vita, assopiti in abbaglio.
Il diario naturale delle fioriture e delle meteorologie prescinde dalle agende umane, e canta le armonie mancate, l’oscuramento di una colpa che perdura. C’è contraddizione e conflitto come margine segnato di ogni relazione, e un basso continuo d’inesplorato, su questa terra in cui tutto avanza ciecamente: gestazione d’ignoto, trascurata concordia, nel bisogno di perdono che ogni cosa pervade.
Un’intelligenza remota disegna gli alberi, le foglie col soffio della sera, dona il passo alla volpe, si fa abitare con pazienza; mentre le umane forme scure armano lineari progressi che millantano il possesso delle cose, facendo di violenza e vittoria la propria bandiera, del superfluo un assillo allettante e infetto di superbia.
Alla fine, tutto si misura nello sguardo della volpe, creatura brada d’innocenza e luminosa di necessità. Quella necessità che governa l’universo, e pone l’opposto a nucleo di ogni cosa. Perché non vi sia fine al movimento in cui ogni principio è ribadito in negazione, fondendosi in sintesi al suo opposto, offrendosi al precipitare nel tempo: inafferrabile estasi di straziata grazia.

Fotografia di Sofia Sitnikiene, particolare



Per Luce della necessità di Sebastiano Aglieco, e per gli accenni della sua ricerca dedita, riservatissima che sono leggibili on line, vogliamo queste poche “glosse”, nel raccoglimento che è proprio della sintonia e del rispetto.
Secondo le parole dello stesso autore: “Leggere in silenzio. Le parole non hanno bisogno di altre parole. La critica viene annullata perché è un macchinario. Così io leggo e mi rimane solamente quel pianto che viene da molto lontano. Che è di tutti”; e ancora: “Se ci fosse giustizia dovremmo leggere come dei marziani che non sanno niente di questo mondo. Sicuramente leggeremo meglio dopo la fine di questo mondo, quando l’urgenza ci porterà a delle nozioni semplici: la sopravvivenza, il pane, la terra, l’acqua, la casa, la morte, l’amore. I bambini”.

*

Da Sebastiano Aglieco, Luce della necessità, Mimesis 2022

gli alberi non respirano più
si sono incamminati verso il paesaggio di un altro regno
verso la tua pietà per i figli, regina della nebbia

i tuoi occhi sparpagliano le tracce dell’umano
in questo tempo che ci lascia senza bocca e attese
perché il vento fa nugoli di polvere all’impazzata
ubbidisce al suo semplice volere

*

i gerani si sono ghiacciati
non hanno resistito alla vita che consegna nomi al tempo
ubbidienti, si sono lasciati cullare da una notte di vetro

ecco che cos’è il non tempo, ho pensato
il rosso della vita tramandato ai dormienti
quando apriranno gli occhi e
lasceranno che nella linfa bianca delle vene
scorra questo vortice di ferro e di malore

sentiranno l’amore e il contrario che contiene
desiderio di bambini
gioioso apparire dell’infanzia
ogni giorno che una goccia in più si fa turgore
e violenza dell’amore
corsa sfrontata verso casa

Fotografia di Sofia Sitnikiene, particolare



*

nottata

io ho te
suono senza suono
ossuto silenzio che contieni il mondo e non lo dici
aspetti solo che la voce del poeta si risvegli
mostrando le stragi e l’inutilità del volere

mi hai portato con te, qui, dopo una vita intera
a imparare dalla volpe che custodisce il segreto delle radici
e non viene da me
non mi chiede il cibo buono dell’amicizia

so che è così
e non so dire perché il tempo ora mi sembri
una ciotola di fiori secchi in attesa del perdono
non so dire di me
come sempre
come tutti

sento questa notte nebbiosa venire alla mia porta
custodire il silenzio della casa

la mattina, al risveglio, vedo che si è vendicata
perché ora è gelo che ha indurito la fame degli uccelli
le gemme sfinite
secche e bellissime come la tomba delle rose

e riparto, la borsa nera e la maschera bianca
nella direzione in cui il cielo albeggia e le campagne incolte
attendono un verde di lieve gioia
il pane che ci nutrirà
un desiderio di festa e di campane

Fotografia di Sofia Sitnikiene, particolare

*

luce della necessità

la campagna è bianca
ha leggeri riflessi di verde sotto il manto della brina
è presto per le parole del ritorno

ogni cosa s’adombra della linfa dolcissima delle fate
le vedo in un sogno
volare sicure con le mani indaffarate
fare di questo paesaggio una pittura numinosa
ed io, minuscolo
un puntino arancione che corre e va via

… o è per la cura questa pazienza, solo per la cura…

addio e arrivederci, acerbi frutti della prima vera
appesi ai rami sono rimasti i torsoli delle mele
le nespole mature che non ho raccolto
cadute tra le foglie dei noccioli
un dono per gli esseri da niente

proteggete questa casa dai rigori
amici senza occhi, e mani
dalle crepe dove si annidano i nemici
da me stesso, che invoca sempre l’ombra e
disorienta la luce delle cose buone

proteggete, fratelli che nutro
queste mura da ciò che sarà in me, in noi
e date a queste parole la luce di una necessità

Fotografia di Sofia Sitnikiene, particolare


*

io non sono un maestro, sai
un maestro costringe lo sguardo alla vita
io vivo solo nell’attesa di un altro fiore

Fotografia di Sofia Sitnikiene, particolare


*

io sono qui, non capisco
sono venuto in questa casa per non capire
per non appartenere ancora
al tempo che ha forgiato le mie mani
per non essere il simulacro di una pietà contorta
di una nostalgia languorosa

sono venuto qui per non ricominciare

*

io sono qui e temo
l’improvviso tonfo del ghiaccio
per le mie mani stanche
per la mia bocca senza parole
perché ho desiderio di essere in un pensiero azzerato
amico della giustizia dei non nati

Fotografia di Sofia Sitnikiene, particolare


*

non ha parole
non ride e non piange
è forma che si sgretola, quieta
tra le braccia del tempo

non ha dolore di sé, la volpe, e coscienza
è stata il segno di una casualità
ha custodito nel suo corpo
il fiore che sempre sboccia e sempre ci indica
la strada di una luce


*

forme vuote

la nebbia ha cancellato tutto
dormono le forme delle cose
nel loro freddo incanto
e gli uomini sono solo luci sperdute
nella corsa lenta della campagna

dove andate, fratelli senza assoluzione?
un tempo lentissimo ci riporta
alla casa di un dio che
non ci guarda e non ci accoglie
solo questa nebbia buona ora ci bacia gli occhi

Fotografia di Sofia Sitnikiene, particolare


*

siete tutti qui, forme
riassunte nel fiato della sera
ombre che avanzate e mi trapassate
senza più chiedere il nome

ora vi conosco per la forma vuota che siete
per la roccia e l’acqua che vi battezza al niente
per il non tempo che vi ha consegnati al tempo
con l’inganno e col desiderio

Fotografia di Sofia Sitnikiene, particolare


*

Sebastiano Aglieco (Sortino, 1961), è poeta e critico. Di poesia ha pubblicato: MinimeGrandi FrammentiLe Colonne d’ErcoleLa tua voceGiornataDolore della casaNella StoriaCompitu re vivi Infanzia resa. Insegna nella scuola primaria e si occupa di scrittura e teatro per le persone in formazione.

*

“C’è una poesia brevissima di Piero Jahier che mi sovviene ossessivamente alla memoria,
come un mantra:

che la minima buona azione
vale la più bella poesia


Sì. È così. Perché un poeta che corteggia la bellezza, non deve corteggiarla in se stesso, nella sua persona?
In ciò che fa, che dice, nella responsabilità delle sue azioni?”

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Sebastiano è anche qui:

https://daunospaziobiancoblog.wordpress.com/

http://miolive.wordpress.com

https://narcysolibri.wordpress.com/2022/06/18/da-uno-spazio-bianco-rivista