Edizioni Ensemble 2020

Prefazione di Pietro Federico



Per un attimo, per un minuto, per un’ora, ma comunque nel presente, mai altrove, sentiamo i nostri occhi aprirsi, scoprire un’altra fedeltà.
Non è solo questo vuoto, questa fame, a farci compagnia da sempre… anche la realtà, che da sempre ci aspetta al di là dei nostri poveri occhi, al di là della nostra mente affannata, delle nostre mani stanche di afferrare ogni cosa, ogni corpo invano.
[…] il nostro cuore è il santuario dove il tempo si comprime e si rivela: dove tutto il passato e il futuro in realtà sanno di qualcosa che abbiamo già assaggiato. Il presente, solo il presente può essere senza fine, perché solo il presente può ospitare l’attesa e il miracolo di cui la Pojaghi ci offre testimonianza.
Un miracolo semplicissimo, che questa giovane poetessa ci annuncia con una baldanza rara, quasi unica. La baldanza della gioventù, che decide di non scordarsi della propria tristezza, ma nemmeno della misteriosa bellezza, della vera vita possibile nell’attimo.
[…] Solo il presente, ci dice la Pojaghi, paradossalmente ci parla di questo altrove e può proiettarci in esso. Solo il presente può essere lo spazio per il vento, per l’avvento di qualcosa che veramente sappia di infinito.
[…] Con violenta nettezza la Pojaghi ci mette davanti al potere della parola, la quale non è più il mezzo per “esprimere” noi stessi, ma il luogo sacro in cui con pudore testimoniare le verità immense sopra descritte: la grandezza fedele del desiderio, l’attesa paziente della realtà e la gloria sfuggente della rivelazione. Ancora meglio per annunciare. La parola è nella poesia della Pojaghi una voce che con tutta sé stessa ella cerca di togliersi dalle mani e di cedere alla verità.

È la nostra parola che riempie le cose,
è un angelo, la nostra parola.

Perché alla fine di ogni esperienza, se si è vecchi e giovani abbastanza da avere il coraggio e l’attenzione sufficienti, una sola certezza ci rimarrà nel cuore: lasciare essere le cose, le persone, fare loro spazio con tutto noi stessi, è l’unico modo di non lasciarle andare, di non perderle.


Pietro Federico


*

Non senza una luce,
ancor meno senza un tempo preciso:
i sassi abbandonati sulla via,
per quello che sono,
hanno poco da raccontarci.
Oggi però batteva il vento,
avevano un cuore.
Il sentimento è manifesto,
l’anca della bellezza sostiene ogni peso.

È la nostra parola che riempie le cose.
è un angelo, la nostra parola.

*

La nostra storia è scritta
a tua immagine
e alla mia
piena di aria e luce,
è
sotto il sole the giace,
dentro al palazzo di fronte,
sui tetti,
nell’ovunque che fa le cose corrisposte.

*

Quando il discorso si fa più chiaro piangiamo,
ma in un punto che non è più una scelta,
né un forse,
ma un arrivo certo,
una voce sola e buia
che stringendoci rivela
la nostra distanza.

Fotografia di Paolo Belloni


*

In un silenzio di tomba
chi sa da chi deve farsi cullare,
chi sa dov’è la foce?

*

L’essenza seduce sempre
con il volto scoperto.
Non staglia né deride,
non sfiora né uccide,
non insegue.
L’essenza è merlettaia:
scolpisce piano,
incide lenta,
bagna di verità i suoi fili,
goccia a goccia.

*

Non il cuore manifesto,
non quell’ora in cui sai che tutto si perde
ma ancora non si è perso,
non prima
e nemmeno quando è ormai tardi:
ciò che temi sono i pianterreni,
le cose ferme,
distribuite,
addossate senza cura
alla parola verità.

*

Stesso volto, stessi dettagli,
Lo spazio che occupi è sempre il medesimo:
ora immagina, ora conferma
che è sempre tardi
qui
e troppo grande è ciò che sei
per essere in una sola vita ospitato.

*

Tutto, ogni volta funziona in questo modo:
gli alberi non ti parlano, le piante sì,
gli occhi li vedi, ma ti soffermi sulle mani,
tiri ad indovinare ciò che tradiscono.

I giorni sono un miracolo
e ti accompagni vivendo spezzata,
li svuoti da dentro prima che possano urlare.

Fotografia di Paolo Belloni


*

La precisione perseguita le ore cattive,
i gesti disattenti,
l’impegno insufficiente.

Perseguita le mie ore,
imbratta il mio volto,
ogni mio gesto anche attento.

La precisione è facile:
non accade mai.

Accade solo la parola,
l’idea,
il tormento che ne consegue.

*

Ecco: c’è una corsa
che vale la pena.

Dice che
a non capire,
si ama
e che la pena giusta
per riuscire a guardare
è perdere tutto.

*

Ottavia Pojaghi Bettoni (Stoccarda 1995) vive a Roma e ha vissuto per molti anni in Germania, in Svizzera e in Francia.
Bilingue italiano e francese, conosce inoltre l’inglese, il tedesco e lo spagnolo. Traduce dal e in francese. Scrive poesie, saggi e recensioni di musica e letteratura. Collabora con le riviste culturali “Wall Street International” (Italia, Francia, Inghilterra); “ClanDestino”; “Olimpia in scena”. Alcune sue poesie sono state pubblicate su “InVerso” (2019), Taccuino della poesia (Perrone 2020), Abbracciamo il mondo (Ludo 2020), Se hai paura dammi la mano di Anna Lisa Dalbagno (Perrone, 2020).
Con il suo primo libro Questi i sogni che non fanno svegliare (Arcana 2018) ha approfondito il mondo del cantautorato ed il rapporto tra poesia e musica. Ha presentato, moderato e partecipato a diversi reading ed eventi letterari a Roma e in altre città italiane. Nel 2019 ha vinto il Primo Premio della Sezione Poesia del X Premio Domus Artis Mater. Altrove ovunque è la sua prima raccolta poetica.