peQuod 2022

Prefazione di Umberto Piersanti



[…] a mio parere, “Apparizioni” è la sezione più bella del libro. Qui non c’è volontà di insegnare e, neppure, di portare avanti una qualche forma di critica sociale.
Il poeta si affida all’intensità del suo sguardo: le immagini hanno una forza intensa: soprattutto i quadri paesaggistici si impongono al lettore: nessuna nota retorica, nessun eccesso descrittivo. Fernando Della Posta va al cuore dell’immagine e del riverbero che da questa emana, ne coglie l’essenza: “Stromboli è tuffarsi in ossidiana”.
E ancora: “L’Olimpo è una roccia brulla”; Tuscania “alte torri come grida sul paesaggio”, e da “Il villaggio sul lago” emana un senso di quieto stupore, d’antica tenerezza. Anche i momenti dell’amore vengono colti in un’aura di pienezza, quasi fiabesca, se da questo aggettivo togliamo la carica di fantastico e di irreale che lo contraddistingue.
Ne “L’arancia sanguinella” è immediatamente rintracciabile questa dimensione auratica: “nella tua mano appare come un’unghia / di luna”.
Poi arriva l’impegno, la volontà etica che ha moventi alti come nel verso: “visiteremo la madre morendo”,
verso che costituisce la chiusa della poesia “Agonia dei ghiacciai”, che chiude la sezione che porta il suo stesso nome. In questo caso la tematica ecologica non rimane un’impostazione ideologica, ma si fa carne e sangue, si fa poesia.
[…] E che posto ha la figura del poeta? Si muove tra la “mera vanagloria” e la consapevolezza critica di chi osserva e denuncia e non si affida a un’accettazione passiva della nostra triste condizione.
Forse è possibile una qualche strada di “salvezza” quando ci affida all’amore, ovvero quando vince “il singolo atto d’amore / che spezzi la catena dell’errore”.

Umberto Piersanti

***

L’arancia sanguinella

Mentre l’estate esala gli ultimi respiri
nella pineta, dalla buccia che tagli
sprizza nelle nari un succo non voluto,
amarognolo, rossastro, speziato.
Poi una salva di tuoni senza lo scroscio
s’abbatte, incupisce la boscaglia
e fra i tronchi e gli aghi oscurità avvolge
la nostra improvvisata stanza.
Nella tua mano appare come un’unghia
di luna.

Fotografia di Fernando Della Posta


*

Il villaggio sul lago

Posta una rada nebbia di casali
sul gorgogliare quieto tra le ninfe
d’una fonte, il capolavoro del mastro
sono le bianche dita della Vergine.

Fotografia di Fernando Della Posta


*

Una passeggiata

Disperso tra i mille percorsi di un volto
antico, vado per i viali del presente
e mi punzecchia uno stridore di lamiera.
Ma approdo ad un borgo di radici
e scendo nel suo antro e mi accompagno
a portali e statue come concrezioni.
Intorno spillano acqua le fontane
ed un vapore denso sale da una grata.
Il cielo fa l’acrobata sulle grondaie
e a salti e capriole fra nuvole e case
cerca di riavere un pubblico suo.
Ma penso a questo spandersi smanioso
dell’urbano, fino alle falde dei vulcani,
e a come la città ci culli in un abbraccio
saturo di storie, avventure, meraviglie.
Sciamano laggiù i fanali delle auto,
segnando un crocevia come un arrivo
di roghi accesi.

Fotografia di Fernando Della Posta


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Favola di Frate Autunno

Autunno pio fraticello che snocciola
i colori dell’arcobaleno come si sfoglia
una rosa. Va dal verde al giallo, poi
passa al rosso e quindi all’arancio;
brucia, essicca, accartoccia, smembra.
chiude la gamma con l’indaco e la porpora.
Poi sfuma tutto in filamenti di nebbia,
come fumo di officine industriose.
Sparisce infine in un cantuccio di neve,
si scalda al suo caldo cuore di brace.

Fotografia di Fernando Della Posta


*

Una carezza nell’ombra come un’isola
accoglie il lume debole del naufrago
consunto dal clamore momentaneo
degli arconti sugli alti matronei.

Fotografia di Fernando Della Posta


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Agonia dei ghiacciai

Assistendo all’agonia del Planpincieux*

Il peccato sta tutto in quel bacio
di luce, che si declassa nel grigio
delle tristi scaglie delle nuvole.

L’anello che lega Terra e Cielo
seccherà la mano dell’uomo chiamato al dominio.
Visiteremo la madre morendo.

Fotografia di Fernando Della Posta


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Kalì la terribile non è la donnona impulsiva
e sgraziata tramandata dai Veda, ma è la media
che sfronda con passo meccanico, è la falce
che tagliando uniforma gli esemplari migliori.

Suoi segni le melodie ticchettanti,
il lento fluire del fiume che addormenta,
il cigolio del cancelletto che chiude il recinto,
l’agnellino trovato sbranato nel gregge.

Cadere quietati nel suo grembo condanna
la tribù alla stasi. La fine delle cose
già ferme ha un suono dolce.

Fotografia di Fernando Della Posta


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Compleanni

Chissà come rivivono le madri
le nascite dei figli. Loro che ricordano
ogni ora, il dolore e la paura,
le porte e i corridoi che passando
uno dopo l’altro spalancavano e l’assillo
di liberar sé stesse e il nuovo nato.
Ma narrano quel lavorio tremendo
come una lontana
                             storia d’avventura.
Con occhi trasognati narrano,
docili, come un campo che languisca
incolto e benedetto dalla pioggia,
spesso non sentite, quasi inascoltate
nei preparativi diligenti e la letizia
di una casa ripercorsa dalla festa.

Fotografia di Fernando Della Posta


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Per tutto quell’amore che distoglie
dall’abbraccio di una nenia mortale
col fragore dello schiaffo sonoro,
tutto frappone resistenza.

Così ogni custode leale è l’arcangelo
che veglia che combatte saldissimo,
eroico, sprezzante, spietato.

Fotografia di Fernando Della Posta


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Spezzare le catene

L’opacità refrattaria della vita irrisolta,
il ripetersi di ossessioni psichiche
come braccia vive staccate dai corpi.
Dimenticato il torto scatenante,
in queste case infestate s’aspetta
il singolo atto d’amore
che spezzi la catena dell’errore.

Fotografia di Fernando Della Posta


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Fernando Della Posta, nato nel 1984 a Pontecorvo (FR), vive a Roma. È stato finalista e segnalato in numerosi concorsi letterari nazionali: Premio Bologna in Lettere 2016, Premio Poetika 2017, Premio Zeno 2018, Premio Antica Pyrgos 2020, Premio Arcipelago Itaca 2021. Collabora con alcuni blog letterari ed è presente in diverse antologie di rilievo nazionale. Ha pubblicato le raccolte di poesia: L’anno, la notte, il viaggio (Progetto Cultura 2011, prefazione di Abele Longo), Gli aloni del vapore d’Inverno (DivinaFollia 2015, prefazione di Silvia Denti), Cronache dall’Armistizio (Onirica 2017, prefazione di Anna Maria Curci), Gli anelli di Saturno (Ensemble 2018), Voltacielo (Oèdipus 2019, prefazione di Roberta De Luca e postfazione di Doris Emilia Bragagnini), Sembianze della luce (Ladolfi 2020, prefazione di Luca Benassi e postfazione di Giulio Greco) e Sillabari dal cortile (Macabor 2021, prefazione di Nicola Grato).