peQuod 2022, collana Portosepolto, a cura di Luca Pizzolitto



Migrazione, provvisorietà, stato di necessità sono dimensioni costitutive dell’essere umano, creatura sempre immemore delle proprie alterne sorti, e dell’oscurità improvvisa che può impadronirsi di ogni esistenza.
Rossella Renzi nella sua ultima silloge Disadorna (peQuod 2022), inscrive in metrica accorta e armoniosa, in pacata sintassi alcune precise geografie di desolazione, ritrovando tuttavia nell’opera, spirituale ancor prima che poetica, punti cardinali di umanità redenta e condivisa.
Nell’ombra di ogni perdita e impermanenza, nel dolore che si annida in ogni vissuto, c’è un punto radioso che, se scavato con grazia, ha in sé un portato chiaro, radicato in un bene inestinguibile: figure femminili tutelari, sacralità d’amore e desiderio, elementi naturali equorei, fondali d’impronta celeste, che racchiudono sogni vivi e lucenti nel proprio morbido grembo. Renzi non ignora il pianto, la separazione, ciò che finisce o fallisce, ma al mancato si espone, si piega, e conosce rifugi templari che ancora sanno l’incanto materno della gentilezza.
Se María Zambrano, citata in esergo, è presenza esplicitamente evocata in Renzi, è forse perché il suo sentire chiaroscurale pervade l’opera della poetessa: “La tragedia, figlia del Dio nascosto, racconterà la passione della luce, le sofferenze della stessa luce nei suoi passaggi, la luce nella sua intima relazione con la vita che le resiste e l’aspetta, il clamore, insomma, dell’aspetto più umano della condizione umana; il conato dell’essere, aperto alla speranza. La sua condizione passiva e trascendente” affermava Zambrano in una delle sue opere filosofiche più note (Degli dèi greci, in L’uomo e il divino, Trad. Vincenzo Vitiello, Edizioni Lavoro 2001).
E così Renzi, nei suoi misteriosi, subitanei Chiari del bosco, ci dona una poesia raffinata e materica insieme, significante, ricca di esili visioni che, nella parola precisa, s’illuminano da dentro, fino a donare quella colossale delicatezza che, più di ogni altra cosa, dal buio risolleva.
(I.B.)



Da Rossella Renzi, Disadorna, peQuod 2022

Intorno è solo un grigio di falena
la cenere che sfoglia oscura il giorno
nella fuga le parole incompiute
ancora gemiti a distanza di anni.

Raccontami del tempo senza fiori
dei passi ripetuti all’infinito
del buio che preannuncia altro buio
del canto intonato per l’addio.

Siamo stati stranieri
e non lo sapevamo.
Per il pane e una coperta di lana
abbiamo ringraziato, per il fuoco.

Giuseppe Pellizza da Volpedo, Membra stanche, 1905


*

Tu che lo sai, dimmi cos’è
essere luce in questo lamento
che arriva da lontano.

Essere luce nel fragore
nel desiderio, nella speranza
quando la vita si schianta.

Dimmi il peccato nella mano tesa,
nella lingua del corpo che si fa canto.

Giuseppe Pellizza da Volpedo, Idillio primaverile


*

È il cielo delle falene bianche
solcato per un solo giorno.
È la possibilità del gesto
che non è stato
che non ti ha salvato.


*

La falena tigre
ha gli occhi della notte
figura fragile venuta in sogno
vestale della consolazione.
Muta sulla parete della stanza
lei è testimone degli amanti
la semina, il canto,
l’incendio delle ali.

Giuseppe Pellizza da Volpedo, Prato fiorito, 1900-1903 (particolare)


*

Nonna stanotte ti ho sognata,
per questo oggi nevica.
Tu sei la custode del bianco
mi accogli nella nuvola di sonno
le tue mani sul lino, le iniziali
una Madonna dentro la visione
per mostrarmi il gesto della croce.

Giuseppe Pellizza da Volpedo, Mammine, 1892 (particolare)


*

Per Camille Claudel

C’è un punto sul collo
tra cuore e clavicola
dove si raccolgono le lacrime.

Nel solco appena accennato ristagna,
fa male. Se scavi in quel punto, Camille
comprendi una figura di madre
il suo corpo, gli occhi più grandi
il dolore non detto
le mani incrociate sulle ginocchia

Camille Claudel, Femme accroupie, 1884-1885

*

Male di mare
strepitosa rivolta naturale
energia sincopata di un abbraccio
per i bambini la gioia dell’acqua
o il terrore dell’onda che sovrasta.

Male di mare
questo suono che ricopre ogni cosa
il coro argentino delle conchiglie
il vortice azzurro e la schiuma
che bacia in bocca la sabbia e il cielo.

Dormono tutti i sogni sul fondale
hanno sete di luce.

Giuseppe Pellizza da Volpedo, Scogliera a Sturla, 1890 (particolare)


*

È l’ora esatta
in cui tu mi accarezzi le caviglie.
Dal cielo in fiamme ci osserva
Dio, con la sua luce languida
un alito caldo che avvolge la nuca.
È il battito irregolare della fuga
ad ogni stazione una preghiera
la perfezione blu del desiderio.

Camille Claudel, Vertumnus and Pomona,1905 (particolare)


*

Una gioia tremenda tra le ali
filtra nella stanza materna
petalo azzurro che infiori la pelle
insegnaci il calore della lanterna
qualcosa della temuta gentilezza.

Giuseppe Pellizza da Volpedo, Panni al sole, 1894


*

Disadorna falena
quieta voli accanto
mentre mi porti il saluto dei morti
stanotte una nenia antica, più dolce.


***

Rossella Renzi (Castel San Pietro Terme, 1977) si è laureata all’Alma Mater con Alberto Bertoni, con una tesi su Eugenio Montale e la poesia del secondo Novecento; insegna materie letterarie negli Istituti superiori.
In poesia ha pubblicato: I giorni dell’acqua (L’arcolaio 2009), Il seme del giorno (L’arcolaio 2015) con prefazione di Gian Mario Villalta, finalista al Premio Carducci e 2^ classificato al Premio Di Liegro; Dare il nome alle cose (Minerva 2018) e l’e-book Dire fare sbocciare. Laboratori di poesia a scuola (collana Gialla Saggi di Pordenonelegge 2018).
È redattrice di «Argo» e di «Poesia del nostro tempo»; per la casa editrice Argolibri dirige la collana Territori. Ha curato con altri autori i volumi L’Italia a pezzi. Antologia dei poeti italiani in dialetto e in altre lingue minoritarie (Gwynplaine 2014), Argo. Poesia del nostro tempo (2015 e 2016); Argo – Confini (Istos 2018); Argo 2020 L’Europa dei poeti. Per Kolibris ha curato il blog «Donne in poesia», e ha lavorato alla realizzazione del blog www.ipoetisonovivi.com.
È presente in diverse antologie, ha svolto numerose curatele, e collabora con riviste di critica e poesia; per Radio Sonora conduce il programma «Conversazioni in poesia»; realizza progetti con artisti, per approfondire il dialogo tra la poesia e le diverse forme espressive.
Collabora con l’Associazione Independent Poetry, che organizza eventi sul territorio romagnolo. Nel 2022 pubblica la silloge qui in estratto: Disadorna, per peQuod, collana Portosepolto, a cura di Luca Pizzolitto.