Salvatore Rizzuti, Donna fluida, 2016


Arianna

Mentre faceva la donna saggia
e salvifica mostrando il cammino
agli smarriti fino al culmine
del cervello lei non sapeva che
sarebbe stata abbandonata
lì a se stessa ed ora chi
poteva sollevarla trascinarla
verso una stupenda libertà
– che importava se falsa?
Era felice perché ogni cosa
scintillava emanava
gioia musica e bellezza
fino al prossimo risveglio la curva
successiva che si sarebbe spalancata.

Nel labirinto c’era molto freddo
seguendo il filo dei ragionamenti
non si usciva all’aperto non era vero
si sprofondava nel buio avanti e indietro
trafelati angosciati correndo smarrendo
la direzione. Nessuna sosta.
Curve e curve – una spirale –
e quanti erano morti cercando il centro.


Italo Manfredini, Labirinto di Arianna, 1988-1989, Castel di Lucio

Per non perdere la testa si fermò
rannicchiata chiocciola di vetro.
Girava in tondo il mondo e qualcuno
sempre mutando aspetto non smetteva
di guardarla e lei murata dietro
al suo guscio riusciva a non fiatare.
Più nessun filo con niente e nessuno
neppure quello che lega i sogni soltanto
rimanere in pace da sola e muta
ma senza morire. Così il labirinto
sarebbe sparito? Nelle tempie
le batteva il vuoto. Poi una tremenda scossa:
il dolore! Era l’altro che voleva
esserci e la spezzava in due.


Salvatore Rizzuti, Arianna, 2005



Ancora non aveva imparato a bastarsi
illuminarsi da sola i cammini
avere fiducia in sé. Solo dopo secoli
avrebbe forse evitato i labirinti
affrontato mostri e salvatori
le loro richieste senza supplicarli
di restare con lei. Forse
doveva morire tante volte
inventarsi nuove apparizioni
scegliere da quale farsi catturare
riuscire a cancellarle quando
soffriva troppo. Ma mai sarebbe stata
una dea solo una piccola donna
coraggiosa.


Salvatore Rizzuti, Donna dormiente (3), 2016


Alcesti

Scendere e salire le scale delle stanze
affacciarsi alle soglie aspettarti e sorridere
con vesti capelli mani che tutto carezzano
e la mia voce ogni giorno sempre più incerta.
La notte nel grande letto misterioso
senza chiedermi nulla ti servi dell’amore
io mi metto in ascolto del vento tra gli alberi
e di un lontano canto d’usignolo.

Per secoli e secoli la mia vita è velluto
– acque nascoste e nessuna tempesta
albe autunnali e brezze senza fremiti:
solo mi rivelava lo specchio.

Ma ora sai che devi morire, tu che la vita
vuoi ad ogni costo strappandola
agli altri: il tuo pianto commuove gli dèi
a me sgorgano lacrime che non bruciano.
Addio. Ti lascio a questa pallida luce terrena
scendo le scale delle tenebre al tuo posto.

Uno strano fuoco arde la casa
sbattono le tende ventose
hai spezzato lo specchio per non vedere
il tuo volto folle che non dorme più.
Un corpo nel letto fiammeggia e graffia
rotola ti assale la gola. Soffochi
e io respiro respiro respiro
ti chiamo ti chiamo a voce alta
da stanza a stanza
da scala a scala
perché adesso
solo io sono viva, solo io…


Salvatore Rizzuti, Donna fluida, 2016


Medusa

Quando cresce la spina nell’occhio
la pupilla torna alla sua origine
e lo sguardo scoperto lacera
le coordinate ritorte precipitate
rovesciate in qualcosa che non si sa
risucchiando
lingua pelle ossa cervello ti tocchi e non ti senti
non ci sei più.
Hai cercato di impedire il momento
perché da qualche parte dietro il vetro
lei attira a specchiarsi nel fondo senza
fondo senza figure
le ha trafitte spogliate mostrate
senza nulla mostrare
perché nulla c’è non c’è nulla
forse un tempo un riflesso
ininterrottamente
ne generava altri
ma di sbieco, deviati
da quella spina oculare.


Salvatore Rizzuti, Medusa, 2022 (profilo)


Chiamatemi e non risponderò.
Vi chiamerò e resterete muti.
Saprete così che siete nudi.


Salvatore Rizzuti, Medusa, 2022 (fronte)


Clitemnestra e Agamennone

C’è chi sa incenerire un amore
per un delitto senza rimorsi
in un attimo copre di nero il suo corpo
e non lo ricorda più:
il fuoco e il sangue sono affini e puri.

Salvatore Rizzuti, Il sogno di Clitennestra, 2019


Muore di fuoco chi è onesto lotta e perde
diventa quell’aria fine che gli dèi respirano.
Ma l’acqua calma sta nel ventre della madre
deve morirci dentro chi non riesce a nascere
ad avere un nome, morirci chi è sleale e con dolcezza
tradisce chi lo ha amato, guardandolo negli occhi.
La rete maliosa lo lega affogandolo illuso
di essere tornato nel grembo
inerme pulito sazio prediletto e torpido
nei giochi oziosi e orizzontali come al principio della vita.
Così il grande eroe dovrà morire senza onore.


Lucetta Frisa


Lucetta Frisa è poeta, scrittrice, traduttrice, lettrice a voce alta. Tra i suoi libri di poesia: Modellandosi voce (Corpo 10 editore), La follia dei morti (Campanotto 1993), Se fossimo immortali (Joker 2006), Ritorno alla spiaggia (La Vita Felice 2009), L’emozione dell’aria (CFR 2012), Sonetti dolenti e balordi (CFR 2013). Ha tradotto, tra gli altri, Henry Michaux (Sulla via dei segni), Alain Borne (Poeta al suo tavolo), Bernard Noël (L’ombra del doppio), Artaud e Paule. Alcuni suoi testi sono presenti in riviste (“Poesia”, “Nuova Corrente”, “Nuova Prosa”, “La Clessidra”, “La mosca di Milano”, “L’immaginazione”) e antologie (Il pensiero dominante, Genova in versi, Trent’anni di Novecento, Altramarea, Poems from Liguria).
Sue poesie sono tradotte in inglese, francese, spagnolo e tedesco. Suoi racconti per ragazzi sono apparsi sul quotidiano “Avvenire”.
In prosa ha pubblicato Fiore 2103 (Società Editrice Ligure), Sulle tracce dei cardellini (Joker 2009) e La Torre della luna nera (Puntoacapo 2012).
In coppia con Marco Ercolani scrive l’epistolario fantastico Nodi del cuore (Greco & Greco 2000), Anime strane, (ibidem 2006) Sento le voci (La Vita Felice 2009; Diario doppio (Robin 2017), Furto d’anima (Greco e Greco 2018), Il Muro dove volano gli uccelli (Edizioni l’Arcolaio 2013), L’atelier e altri racconti (Pirella 1987), tradotto in francese da Sylvie Durbec per États civils, 2011; insieme a Marco ha curato i “Libri dell’Arca”.
È stata finalista in diversi premi letterari, ha vinto il Lerici-Pea (2005) per l’Inedito e l’Astrolabio 2011 della critica per la sua opera complessiva.
Nel 2016 raccoglie, per puntoacapo, un’antologia della sua opera poetica: Nell’intimo del mondo. Poesie 1970-2015 (finalista Premio Camaiore 2017). Per lo stesso editore, nel 2020, esce Cronache di estinzioni. Nel 2021 pubblica due libri di traduzioni: Attraverso la valle dell’ombra profonda. Quaderno di poesia
inglese del XIX secolo e Un’orgogliosa malinconia, una scelta dalle poesie di Verlaine. Di recente pubblicazione la silloge Ho tante albe da nascere. Poesie 2018- 2020, per puntoacapo (2022).

Sito web: www.lucettafrisa.it