(estratto)

Book editore, 2022

Nella nota di Laura Caccia, “Tra oltre e ritorno”, leggiamo:

Tra le onde dell’inchiostro. La lingua sopra, in aperto, e le ombre, in oscuro sui fondali, sotterranee. Nei movimenti dell’invisibile. E alla deriva del freddo, nei paesaggi desolati, a tabula rasa, della fugacità. Musicando la prosa in acqua. Nel fluire, franto e vasto, di una poetica che si espone in apnea al nero abissale e trova respiro nella parola da cui si è scritti. Quando sono i passi a forgiare la terra. I nomi a fondare l’esistere. Ripercorrendo l’inconoscibile e le aporie del vivere tra impronte di baratri e foci. Con la vita impressa. Che si è fatta corpo di scrittura. E la scrittura corpo senza confine. In continuo ritorno verso un reale che prende forma insieme alla lingua che lo nomina […] L’oltre e il ritorno appartengono ad uno stesso alfabeto. In cui temporalità apparente e linguaggio d’uso lasciano il campo alla sfida poetica. Una sfida al tempo. Al senso. Alla morte. Tenendo testa a sradicamenti e naufragi, desolazioni e derive. Con l’etica degli inarresi, senza gerarchie di potere e mantenendo tacito il grido, Ranieri Teti imprime sulla pagina un mareggiare ebbro e insieme placato, dove la materia tellurica, che muove in piena il sentire, trova la sua magnitudo lenita in inchiostro e pellicola. Dove le ossa si fanno musica. Dove bastano i nomi a fare la vita.

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Movimenti dell’invisibile

II

nella consistenza dell’aria, in quello che unisce e / divide, nei dintorni assediati dove passano in resa / gli anni, che deragliano nelle amnesie, in tutti gli /spazî che finiscono nel moto dell’origine, tra non / ricordare e non dimenticare, nel metallo forgiato / a ringhiera o nel binario di tutti i partire, nella / notte del perdersi di vista, in un continuo esilio, / con quello che resta del grido quando precipita il / vento, quello che resta del grigio quando si stacca / il nero e va a fare la notte, tutti i colori del buio, / sul fiume che dividendo unisce, sul ponte che ne / osserva il movimento

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Incontri

I

chi incontra echi a scavalcare i richiami, il ricordo / dell’odore nelle vesti lasciate alla fine del mondo, / nel nome restituito alla distanza, e perduta di / vista la mano rimasta nella stretta, nell’angolo piú / nascosto del sorriso, cosí, illesi in un saluto e con la / stessa inclinazione delle braccia verso un lontano / indicato, sulle mani l’odore di ore tra polvere e / benzina, distanti alcune dita le impronte che hanno / impressionato i vetri

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Inarresi

II

in quel grido taciuto che continua a compiersi / nelle vocali nelle corde dell’insonnia, moltiplicando / tutte le parti in pagina per nostalgia e destino, in / una lontananza dal chiaro, nel punto che amplifica / differenze, in un confinato perdersi di vista, nella / solitudine in una moltitudine di chi va dove si / ha paura, si insolca in vita remota, tra divisioni / di paesaggi e transizioni incerte, quando ci sono / solo passi nel buio, oppure qualcosa che ricorda / un’avaria di polsi, quando trema una mano

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Suite postuma

quando tutto ritorna nel pensiero, nel silenzio / in cui ci destinano le ore quando si attardano a / dismisura intorno a qualcosa che è solo marmo, / cenotafio attorno a pietre che sono solo una / neutralità di oggetti, solo una tonalità di grigio, / solo un freddo odore chino sugli sfiorire, solo un / armistizio tra le cose, solo un sottobraccio che / diventa un malcelato vorrei, l’idea di un cammino / invernale, un kursaal di cose scomparse, un senso / che si chiami placamento, con la grazia impensata / dei gesti nell’attimo del loro supremo mentire, / solo con lo sguardo in sottofondo dell’avvertire / lontano, avvertire vicino il tempo dell’averti avuta / a portata di occhi e pelle, a durata di ossa, a portata / di braccia, cercando di vivere ancora la penombra / scoscesa dei bordi, a portata di voce per dire per / udire quando è terra la prova del volo

Fotografie di Wynn Bullock